+39 0341 1841764

Web marketing manager

È la persona che tiene insieme tutto il marketing digitale di un’azienda: decide dove investire, coordina chi esegue e risponde dei numeri. Qui trovi cosa fa davvero giorno per giorno, quali competenze servono, quanto costa averlo dentro o fuori, e come capire quale delle due strade conviene a te.

5
le aree che deve tenere insieme ogni settimana
2
le strade possibili: dentro l’azienda o fuori
13
anni al posto di questa figura, dal 2013
La definizione

Che cosa fa un web marketing manager

Non è chi scrive i post né chi imposta le campagne: è chi decide quali post e quali campagne, con quale budget e con quale obiettivo, e poi verifica se hanno funzionato. La differenza sta tutta qui, e spiega perché assumere uno specialista non risolve il problema di chi non ha una regia.

In pratica è la figura che sta in mezzo fra la direzione, che chiede risultati commerciali, e chi esegue — interno o esterno che sia. Traduce gli obiettivi di fatturato in obiettivi di marketing, li scompone in attività, e riporta indietro numeri leggibili da chi non fa questo mestiere.

Decide dove investire

Quali canali presidiare, con quale budget e in quale ordine. È la decisione che vale di più: sbagliare canale costa mesi, sbagliare l’esecuzione costa settimane.

Coordina chi esegue

Specialisti SEO, chi gestisce le campagne, chi scrive, chi fa grafica, chi mette le mani sul sito. Interni, esterni o misti: il coordinamento è suo.

Presidia i numeri

Conversioni tracciate, costo per contatto, ritorno per canale. Senza una misura affidabile il suo lavoro diventa un racconto, ed è il primo punto che sistema.

Riporta alla direzione

Traduce impression, clic e tassi in quello che interessa a chi decide: quante richieste, di che qualità, a che costo, con quale tendenza.

I nomi cambiano, il ruolo no. Web marketing manager, digital marketing manager, responsabile marketing digitale, web marketing strategist: nella pratica delle aziende italiane indicano quasi sempre la stessa funzione. Quello che cambia davvero è il perimetro: se copre anche il marketing tradizionale, se gestisce budget in autonomia e se ha persone che rispondono a lui.
La settimana

Le cinque aree che deve tenere insieme

Un web marketing manager non è uno specialista di tutto: è qualcuno che sa abbastanza di ciascuna area da capire se sta funzionando e da fare le domande giuste a chi la presidia.

AreaDi cosa rispondeLa domanda che si fa ogni settimana
Ricerca organicaPosizionamento, contenuti, struttura del sito, visibilità dentro i motori conversazionaliStiamo crescendo su ricerche che portano clienti o solo su quelle facili?
Campagne a pagamentoGoogle, Meta, LinkedIn: budget, pubblico, creatività, costo per contattoQuanto ci costa oggi una richiesta, e sta salendo o scendendo?
Sito e conversionePagine, moduli, percorso d’acquisto, velocitàDi tutte le persone arrivate, quante hanno fatto qualcosa?
Contenuti e socialPiano editoriale, tono di voce, produzione, pubblicazioneQuello che pubblichiamo risponde a una domanda reale del nostro pubblico?
Dati e rendicontoTracciamento, cruscotti, attribuzione, rapporto alla direzioneSe domani mi chiedessero da dove arrivano i clienti, saprei rispondere?
Il vero lavoro è dire di no. Ogni settimana arrivano richieste «già che ci siamo»: un volantino, un post per l’anniversario, una modifica al sito. Ognuna toglie ore alle poche attività che producono risultati. Chi tiene questo ruolo bene si riconosce da quante di queste richieste riesce a rimandare senza rompere i rapporti.
Le competenze

Che cosa deve saper fare, in ordine di importanza

Le competenze tecniche sono le più facili da verificare in un colloquio e le meno determinanti nel risultato. Queste sei, in quest’ordine, sono quelle che distinguono un buon web marketing manager da un buon specialista promosso.

  1. 01

    Leggere i numeri e fidarsi di quelli giusti

    Saper distinguere un dato che conta da uno che si muove da solo. Il confine fra un rapporto onesto e uno rassicurante passa da qui, e nessuna certificazione lo insegna.

  2. 02

    Capire il business prima del marketing

    Quanto vale un cliente, quanto dura, chi decide l’acquisto, qual è il margine. Senza questi numeri qualsiasi piano è un esercizio di stile.

  3. 03

    Sapere abbastanza di ogni disciplina

    Non per eseguire, ma per valutare. Riconoscere se una proposta SEO ha senso, se un costo per clic è fuori mercato, se una pagina è scritta per chi legge o per il motore.

  4. 04

    Scrivere e parlare in modo comprensibile

    Metà del lavoro è far capire alla direzione cosa sta succedendo e perché. Chi si difende dietro le sigle di solito non ha buone notizie da dare.

  5. 05

    Governare fornitori e scadenze

    Agenzie, freelance, sviluppatori, stampatori. Tenere insieme persone che non rispondono a lui è gran parte del mestiere quotidiano.

  6. 06

    Conoscere gli strumenti

    Analytics, Search Console, i pannelli pubblicitari, un sistema di gestione dei contatti, gli strumenti di analisi delle parole chiave. Necessario, ma è l’ultima voce: si impara, il resto molto meno.

Il confronto

Averlo dentro o affidarlo fuori: quanto costa davvero

È la domanda che ci fanno più spesso, e quasi sempre il confronto viene fatto male: si mette lo stipendio lordo da una parte e il canone dell’agenzia dall’altra. Non sono voci confrontabili, perché una persona da sola non copre lo stesso perimetro di una squadra.

Persona internaStruttura esterna
CostoRetribuzione lorda più contributi, più strumenti, formazione e postazione. Il costo azienda è sensibilmente superiore alla RAL.Un canone mensile che comprende più competenze e gli strumenti.
Cosa copreUna persona, una testa: sa fare bene due o tre cose delle cinque aree.Più specialisti che si alternano sulle diverse aree.
Conoscenza del prodottoAltissima: vive in azienda, parla con i commerciali, conosce i clienti.Va costruita, e richiede tempo e accesso alle persone giuste.
ContinuitàFerie, malattia, dimissioni: il lavoro si ferma. La sostituzione richiede mesi.La struttura continua a lavorare anche quando una persona manca.
AggiornamentoA carico dell’azienda, e in un settore che cambia ogni trimestre pesa.È nel costo del servizio: chi lavora su più progetti vede prima cosa cambia.
Tempi di avvioRicerca, selezione, preavviso, inserimento: diversi mesi.Settimane.
Il rischioAssumere la persona sbagliata costa un anno.Diventare un cliente piccolo fra tanti, seguito da chi ha meno esperienza.
Il modo giusto di fare il conto. Non «stipendio contro canone», ma: quante ore di lavoro specialistico mi servono al mese, su quante aree, e quanto mi costano nell’una e nell’altra formula. Fatto così, il confronto smette di essere ideologico. Gli intervalli dei nostri servizi sono nella pagina prezzi, così puoi mettere il numero vero nella colonna di destra.
La decisione

Come capire quale delle due strade conviene a te

Non esiste una risposta valida per tutti. Ma esistono situazioni che spingono chiaramente da una parte o dall’altra.

Conviene una persona interna se…

Il marketing è centrale nel tuo modello di business, il volume di lavoro riempie una posizione a tempo pieno, e hai già qualcuno che sappia valutarne il lavoro.

Conviene una struttura esterna se…

Ti servono più competenze diverse ma nessuna a tempo pieno, vuoi partire in settimane e non in mesi, o non hai in azienda chi possa valutare tecnicamente un candidato.

Conviene la formula mista se…

È il caso più frequente nelle aziende che funzionano: una persona interna che conosce prodotto e clienti e tiene il filo, una struttura esterna che porta specialisti e ore.

Non conviene nessuna delle due se…

Non sai quanto vale un tuo cliente e nessuno può rispondere ai contatti che arriveranno. Sono due cose da sistemare prima, e non le risolve né un’assunzione né un contratto.

Un’avvertenza che vale in tutti e tre i casi: se non c’è nessuno in azienda con il mandato di approvare e sbloccare, il lavoro si ferma sulle attese, non sulle competenze. È la causa più comune dei progetti di marketing che non decollano, e non dipende da chi esegue.

Il metodo

Come lavoriamo quando la regia la teniamo noi

Quando un’azienda ci affida il coordinamento del marketing digitale, il percorso è sempre questo. I primi due passaggi non producono ancora nulla di visibile e sono quelli che decidono il resto.

  1. 01

    Capire i numeri dell’azienda

    Quanto vale un cliente, quanto dura, quante trattative servono per chiuderne una, qual è il margine. Da qui esce quanto ha senso spendere per un contatto: senza, ogni budget è una scommessa.

  2. 02

    Rimettere in piedi la misura

    Account intestati all’azienda, evento di conversione su ogni modulo e ogni chiamata, separazione fra ricerche di marca e non. È l’intervento che rende verificabile tutto quello che viene dopo.

  3. 03

    Scegliere due canali, non cinque

    Quelli dove sta il tuo pubblico e dove il conto torna. Presidiarne due bene batte presidiarne cinque in superficie, e lo si vede al terzo mese.

  4. 04

    Mettere gli specialisti al lavoro

    Chi fa SEO, chi gestisce le campagne, chi scrive, chi mette le mani sul sito. Con un piano scritto, quantità dichiarate e scadenze, non con una lista di buone intenzioni.

  5. 05

    Rendere conto ogni mese

    Cosa è stato fatto, cosa si è mosso, cosa no e perché, le prossime tre azioni con una data. Un documento leggibile da chi non fa questo mestiere, non un cruscotto.

  6. 06

    Rivedere ogni trimestre

    Si tiene quello che funziona, si ferma quello che non funziona, si sposta il budget. La disponibilità a fermare qualcosa è il segnale che distingue una regia da un’abitudine.

Gli errori

Sei errori che vediamo spesso

Promuovere uno specialista bravo

Chi eccelle nell’esecuzione non diventa automaticamente bravo a decidere dove investire e a dire di no. Sono due mestieri diversi, e la promozione fa perdere un buon specialista.

Cercare una persona che sappia fare tutto

SEO, campagne, grafica, video, sito, social, dati. Non esiste, e chi si presenta così in genere sa fare una cosa e ha letto delle altre.

Assumere senza saper valutare

Se in azienda nessuno può giudicare tecnicamente un candidato, il colloquio si riduce alle impressioni. È il modo più caro di sbagliare assunzione.

Dare il ruolo senza il mandato

Chiedere risultati a chi deve chiedere il permesso per ogni modifica al sito e per ogni euro di budget. Il ruolo esiste sull’organigramma e non nei fatti.

Misurare il lavoro sulle visite

Un obiettivo espresso in traffico si raggiunge con contenuti che non portano clienti. Chiedi richieste qualificate e il lavoro si orienta da solo.

Cambiare direzione ogni due mesi

Il marketing digitale dà risposte leggibili su trimestri, non su settimane. Chi cambia rotta continuamente paga tutti i costi di avvio e non incassa mai.

Domande

Le domande che ci fanno più spesso

Decide dove investire il budget di marketing digitale, coordina chi esegue — interni, fornitori o entrambi — presidia la misura dei risultati e riporta alla direzione in termini di richieste e fatturato, non di impression. Non è chi scrive i contenuti o imposta le campagne: è chi sceglie quali contenuti e quali campagne, e verifica se hanno funzionato.

Nella pratica delle aziende italiane quasi nessuna: i due titoli indicano la stessa funzione. Storicamente «web» richiamava il presidio del sito e della ricerca, «digital» un perimetro più ampio comprensivo di social e pubblicità. Quello che conta davvero, quando leggi un annuncio o un curriculum, non è il titolo ma il perimetro: quali canali, quale budget in autonomia, quante persone coordina.

In ordine di importanza: saper leggere i numeri e distinguere quelli che contano; capire il business prima del marketing, cioè quanto vale un cliente e chi decide l’acquisto; sapere abbastanza di ogni disciplina da valutare il lavoro altrui senza doverlo eseguire; saper spiegare le cose in modo comprensibile alla direzione; saper governare fornitori e scadenze. Gli strumenti vengono per ultimi: si imparano, il resto molto meno.

Dipende dal volume di lavoro e da chi c’è già in azienda. Una persona interna conviene quando il marketing è centrale nel modello di business, il lavoro riempie una posizione a tempo pieno e c’è già qualcuno in grado di valutarne l’operato. Una struttura esterna conviene quando servono più competenze diverse ma nessuna a tempo pieno, o quando si vuole partire in settimane. La formula che funziona meglio, nella maggior parte dei casi, è mista.

Il confronto va fatto sul costo azienda, non sulla retribuzione lorda: a stipendio e contributi vanno aggiunti strumenti, formazione e postazione. Dall’altra parte, un canone verso una struttura esterna comprende più competenze e gli strumenti. Il modo corretto di confrontare è partire da quante ore di lavoro specialistico servono ogni mese e su quante aree, poi prezzarle nelle due formule. Gli intervalli dei nostri servizi sono nella pagina prezzi.

Con quattro numeri, gli stessi ogni mese: quante richieste sono arrivate dai canali digitali, quante di queste erano in target secondo i commerciali, quanto è costata mediamente ciascuna, e come si muove questo costo nel tempo. Se il rapporto che ricevi parla soprattutto di visite, posizioni e impression senza mai arrivare a questi quattro, stai guardando la parte comoda.

Dipende dalle aree presidiate. Coprire davvero ricerca organica, campagne a pagamento, contenuti, sito e dati richiede competenze che raramente stanno in meno di tre o quattro persone, anche non a tempo pieno. È il motivo per cui molte piccole e medie imprese arrivano alla formula mista: una regia interna e una squadra esterna che porta gli specialisti, invece di assumerne quattro.

Serve qualcuno che tenga il filo dalla parte dell’azienda: che approvi, sblocchi, porti il ritorno dei commerciali e valuti il lavoro. Può essere una persona a tempo parziale, purché abbia mandato. Senza questa figura anche una buona agenzia rallenta sulle attese di approvazione, ed è la causa più comune dei progetti che non decollano.

Il riordino della misura e le correzioni sul sito si vedono in settimane. Le campagne a pagamento danno risposte in giorni. La ricerca organica richiede dai quattro agli otto mesi. Il valore vero della figura si vede però su un orizzonte più lungo: sta nel fatto che il costo per contatto scende mese dopo mese invece di restare fermo, perché qualcuno sposta il budget dove rende.

Chi coordina

Le figure con cui lavora ogni giorno

Un web marketing manager non esegue: mette al lavoro queste persone e risponde del risultato d’insieme. Sono i profili della nostra squadra.

Consulente SEO

Presidia visibilità organica, struttura del sito e contenuti che intercettano chi cerca.

Vedi il profilo →
Consulente campagne pubblicitarie

Gestisce budget, pubblico e creatività su Google, Meta e LinkedIn.

Vedi il profilo →
Data analyst

Tracciamento, cruscotti e attribuzione: rende verificabile tutto il resto.

Vedi il profilo →
Copywriter

Scrive le pagine e i contenuti che devono rispondere meglio di quelli già posizionati.

Vedi il profilo →
Social media manager

Piano editoriale, pubblicazione e relazione con la community.

Vedi il profilo →
Full stack developer

Mette le mani sul sito quando servono modifiche che nessun pannello permette.

Vedi il profilo →

Gli altri profili — graphic designer, videomaker, ERP specialist — sono nella pagina professionisti. Se vuoi capire come si governa questa squadra dal lato azienda, la guida per chi guida il marketing spiega quali numeri chiedere e come difendere un budget.

Parliamone

Ti serve una regia o ti serve una persona?

Mezz’ora al telefono, senza impegno. Guardiamo quante ore di lavoro specialistico ti servono davvero, su quali aree, e facciamo insieme il conto nelle due formule. Se la risposta è che ti conviene assumere, te lo diciamo. Rispondiamo entro 4 ore lavorative.

Tready Soluzioni Digitali · Via Pietro Nava 27, Lecco · dal 2013