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I migliori strumenti di marketing digitale

Gli strumenti di marketing digitale servono a quattro cose: capire cosa cercano le persone, pubblicare, comprare visibilità e misurare i risultati. Per la maggior parte delle PMI i primi quattro sono gratuiti, e vanno usati bene prima di comprare qualsiasi abbonamento.

4
strumenti gratuiti da cui partire
7
categorie, non una lista unica
13
anni di progetti, dal 2013
Da qui si parte

Lo stack minimo: quattro strumenti gratuiti

La domanda che ci fanno è quasi sempre «quale software devo comprare». La risposta onesta è che per la maggior parte delle aziende italiane i quattro strumenti più utili sono gratuiti, e nella metà dei casi che vediamo non sono nemmeno installati correttamente.

Prima di valutare un abbonamento da qualche centinaio di euro al mese, vale la pena verificare che questi quattro siano attivi, collegati fra loro e letti da qualcuno.

Google Search Console

Mostra per quali ricerche compari, in che posizione e quante persone cliccano. È l’unico strumento che riporta dati reali di Google, non stime. Segnala anche gli errori che impediscono l’indicizzazione. Gratuito, e senza di esso il lavoro SEO è cieco.

Google Analytics 4

Dice quante persone arrivano sul sito, da dove, cosa fanno e quante compiono l’azione che ti interessa. Va configurato: senza eventi impostati misura le visite ma non i risultati, ed è l’errore più comune che troviamo.

Profilo dell’attività su Google

La scheda che compare nelle mappe e nelle ricerche locali. Per un’azienda con un’insegna vale più di molte ore di SEO: è quello che le persone vedono per primo quando cercano un fornitore vicino.

PageSpeed Insights

Misura la velocità reale delle pagine e i Core Web Vitals, gli indicatori che Google usa per valutare l’esperienza. Gratuito, e indica esattamente cosa rallenta la pagina.

Un quinto strumento gratuito che quasi nessuno usa. Google Tag Manager serve a gestire tutti i tracciamenti da un pannello unico, senza toccare il codice del sito ogni volta. Se oggi per aggiungere un pixel devi chiamare il fornitore, ti manca questo.
Panoramica

Gli strumenti per categoria, con quanto costano

I prezzi sono indicativi e cambiano spesso: servono a dare l’ordine di grandezza, non a fare un preventivo. L’ultima colonna è la più utile: dice se ha senso per un’azienda che fa marketing da sola, senza un reparto dedicato.

CategoriaStrumentiA cosa serveCosto indicativoServe a una PMI?
Dati e misuraSearch Console, Analytics 4, Tag Manager, Looker StudioSapere da dove arriva il traffico e cosa produce richiesteGratuitiSì, sono il punto di partenza
Ricerca parole chiaveKeyword Planner, Google Trends, Ahrefs, SEMrush, SEOZoomScoprire cosa cercano le persone e quanto è difficile posizionarsiGratuiti i primi due; 100–200 €/mese i professionaliI gratuiti sì; i professionali solo se ci lavora qualcuno tutti i giorni
Analisi tecnicaScreaming Frog, PageSpeed Insights, LighthouseTrovare errori che bloccano l’indicizzazione e rallentano il sitoGratuiti o poche centinaia di euro l’annoDi solito no: è lavoro da fornitore
PubblicitàGoogle Ads, Meta Business Manager, Merchant Center, LinkedIn Campaign ManagerComprare visibilità e gestire le campagnePiattaforme gratuite, si paga il budgetSì, se c’è budget da investire
Email e CRMBrevo, Mailchimp, ActiveCampaign, Klaviyo, HubSpotColtivare i contatti e far tornare i clientiDa gratuito a 300+ €/mese secondo i contattiSì: è il canale con il ritorno più alto per euro speso
Contenuti e socialCanva, Meta Business Suite, Buffer, CapCutProdurre e programmare quello che si pubblicaDa gratuito a 30–60 €/meseSì, nella versione gratuita si fa quasi tutto
Comportamento utentiMicrosoft Clarity, HotjarVedere dove le persone si fermano e cosa non cliccanoClarity gratuito; Hotjar da ~40 €/meseSì: Clarity è gratis e dice più di molte riunioni
AI e automazioniChatGPT, Claude, n8n, Make, ZapierAutomatizzare lavoro ripetitivo e collegare i sistemiDa 20 €/mese a qualche centinaioDipende: utile dove c’è volume, inutile su pochi contatti
La regola che applichiamo. Uno strumento a pagamento ha senso solo se c’è una persona che lo apre almeno una volta a settimana. Un abbonamento da 120 euro al mese non guardato costa 1.440 euro l’anno e non produce niente: è la voce di spesa più facile da tagliare in quasi tutte le aziende che analizziamo.
SEO

Strumenti per farsi trovare su Google

Servono a tre cose distinte: capire cosa cercano le persone, controllare come sta il sito dal punto di vista tecnico, sorvegliare i concorrenti. Pochi strumenti fanno bene tutte e tre.

Search Console

Dati reali di Google: ricerche, posizioni, clic, errori di indicizzazione. Gratuito e insostituibile. Va collegato ad Analytics per vedere cosa succede dopo il clic.

Ahrefs e SEMrush

Volumi di ricerca, difficoltà delle parole chiave, link in entrata, cosa posizionano i concorrenti. Sono i due standard professionali. Costano circa 100–200 euro al mese ciascuno: valgono se qualcuno li usa davvero.

SEOZoom

Pensato sul mercato italiano: stime di traffico e analisi dei concorrenti più accurate sulle ricerche in italiano rispetto agli strumenti internazionali. Costa meno dei due precedenti.

Screaming Frog

Scansiona tutto il sito come farebbe Google e trova pagine duplicate, redirect a catena, titoli mancanti, immagini pesanti. È uno strumento da tecnici, non da imprenditori.

Google Trends

Gratuito. Dice se un argomento sta crescendo o calando e come cambia nell’anno: utile per decidere quando pubblicare e su cosa puntare, non per stimare volumi precisi.

Surfer SEO

Confronta una pagina con quelle già posizionate e suggerisce cosa manca. Aiuta chi scrive, ma va usato con giudizio: seguirlo alla lettera produce testi per gli algoritmi e non per le persone.

AI e motori generativi

Gli strumenti che due anni fa non esistevano

Una parte crescente delle persone non cerca più su Google: chiede a ChatGPT, Perplexity o Gemini. Questo apre due domande nuove — cosa dicono di te questi motori, e come usare l’AI per lavorare meglio — e gli strumenti per rispondere sono diversi da quelli SEO.

Chiedere ai motori generativi

Il controllo più semplice e più trascurato: aprire ChatGPT, Perplexity e Gemini e chiedere «chi sono i migliori fornitori di X nella mia zona». Se non compari, sai da dove partire. È gratis e richiede dieci minuti.

ChatGPT e Claude

Utili per bozze, riassunti, prime versioni di testi e analisi di documenti. Non per pubblicare senza rilettura: producono testo plausibile anche quando sbagliano, e sui dati di settore sbagliano spesso.

n8n, Make e Zapier

Collegano fra loro sistemi che non si parlano: modulo del sito, CRM, gestionale, notifiche. È qui che l’AI diventa utile davvero, perché smette di essere una chat e diventa un pezzo di processo.

Dati strutturati

Non è uno strumento ma un formato: descrivere in modo leggibile alle macchine chi sei, dove sei e cosa offri. È quello che i motori generativi leggono quando devono citare qualcuno. Si verifica gratis con il Rich Results Test di Google.

Su questo lavoriamo con la GEO e con gli agenti AI: sono due cose diverse, la prima riguarda come ti vedono i motori, la seconda come lavori tu.

Pubblicità

Strumenti per la pubblicità online

Le piattaforme sono gratuite: si paga il budget. Quello che cambia il risultato non è lo strumento ma quanto bene è impostato il tracciamento delle conversioni, perché è da quello che gli algoritmi imparano.

Google Ads

Ricerca, display, video e Shopping in un’unica piattaforma. Per il B2B la parte che conta è la rete di ricerca: intercetta chi ha già deciso di comprare e sta scegliendo il fornitore.

Keyword Planner

Dentro Google Ads, gratuito. Dà volumi di ricerca e stime di costo per clic. I volumi sono raggruppati in fasce: utile per capire gli ordini di grandezza, non per numeri precisi.

Meta Business Manager

Gestisce le campagne su Facebook e Instagram, i pubblici e il pixel. Funziona bene per far conoscere un marchio; nel B2B raramente chiude una vendita da solo.

Merchant Center

Il catalogo prodotti che alimenta Google Shopping. Per un e-commerce è il canale con il ritorno più diretto, e la qualità del feed conta più del budget.

LinkedIn Campaign Manager

L’unica piattaforma dove si può scegliere il pubblico per ruolo aziendale e dimensione dell’azienda. Costa molto per clic: ha senso dove il valore di un cliente è alto.

Microsoft Clarity

Gratuito. Registra le sessioni e mostra le mappe di calore: dove le persone cliccano, dove si fermano, dove abbandonano il modulo. Spiega perché una campagna non converte meglio di qualsiasi report.

Email, CRM e contenuti

Strumenti per coltivare i contatti e pubblicare

La lista contatti è il patrimonio digitale più trascurato: sono persone che ti conoscono già. Gli strumenti qui costano poco e rendono più di quasi tutto il resto.

Brevo e Mailchimp

Invio di newsletter, moduli di iscrizione, automazioni di base. Entrambi hanno un piano gratuito che basta per iniziare: sotto qualche migliaio di contatti non serve altro.

ActiveCampaign

Più avanzato sulle automazioni: sequenze diverse in base a cosa fa la persona. Ha senso quando la lista è grande e i percorsi d’acquisto sono diversi fra loro.

Klaviyo

Pensato per l’e-commerce: carrelli abbandonati, riacquisto, segmentazione sugli ordini. Si integra nativamente con Shopify ed è l’impostazione predefinita di chi vende online.

HubSpot

CRM con una versione gratuita seria: schede contatto, storico delle email, note dei commerciali. Utile appena ci sono più persone che parlano con gli stessi clienti.

Canva

Grafica per social, presentazioni e documenti senza bisogno di un grafico. Non sostituisce l’identità visiva, ma permette di pubblicare con costanza mantenendo un minimo di coerenza.

Meta Business Suite

Gratuito: programma i post su Facebook e Instagram, risponde ai messaggi da un solo posto, mostra i dati dei contenuti. Per la maggior parte delle aziende non serve altro.

Il nostro stack

Quali strumenti usiamo noi

Non è una classifica: è quello che apriamo ogni giorno. Lo scriviamo perché chiedere a un fornitore con cosa lavora è legittimo, e la risposta dice molto.

Per la SEO

Search Console, Ahrefs, SEMrush, SEOZoom, Screaming Frog, Surfer SEO. Ognuno copre una parte: nessuno da solo basta.

Per i dati

Analytics 4, Tag Manager, Looker Studio per i report, Microsoft Clarity per capire il comportamento sulle pagine.

Per la pubblicità

Google Ads con Merchant Center, Meta Business Manager, LinkedIn Campaign Manager. Siamo Google Partner.

Per lo sviluppo

WordPress ed Elementor Pro, Shopify, WooCommerce, Magento, GitHub per il versionamento, PageSpeed per le prestazioni.

Per l’AI

GPT-4o e Claude per gli agenti, n8n, Make e Zapier per le automazioni, Odoo e HubSpot lato gestionale e CRM.

Per i contenuti

Canva e la suite Adobe per la grafica, Meta Business Suite per la programmazione, Klaviyo e Brevo per le email.

Gli strumenti sono inclusi nel canone: non li rifatturiamo come voce a parte e non chiediamo al cliente di comprare licenze per farci lavorare. Se un fornitore ti chiede di intestarti gli abbonamenti, chiedi perché.
Errori

Tre errori nella scelta degli strumenti

  1. 01

    Comprare prima di misurare

    Si sottoscrive un abbonamento professionale mentre Analytics non ha un solo evento configurato. Lo strumento costoso dà dati raffinati su un traffico che non si sa da dove arriva né cosa produce.

  2. 02

    Confondere lo strumento con il lavoro

    Avere SEMrush non è fare SEO, come avere un tornio non è saper tornire. Lo strumento mostra i dati: la decisione su cosa farne resta a una persona, e quella è la parte che costa.

  3. 03

    Accumulare abbonamenti che nessuno apre

    Nelle analisi che facciamo troviamo quasi sempre due o tre servizi attivi da mesi che nessuno consulta. Sommati fanno cifre che coprirebbero metà del budget pubblicitario.

Come si sceglie

Cinque domande prima di attivare un abbonamento

Valgono per qualsiasi software di marketing. Se anche una sola risposta è «non lo so», conviene aspettare.

  1. 01

    Quale decisione mi aiuta a prendere?

    Uno strumento serve a decidere qualcosa: su cosa scrivere, dove spostare budget, cosa sistemare. Se non c’è una decisione collegata, produce solo grafici.

  2. 02

    Chi lo aprirà, e quando?

    Nome e cognome, e una frequenza. «Lo guardiamo quando serve» significa mai. Senza una persona e un ritmo, l’abbonamento è una spesa fissa senza contropartita.

  3. 03

    Lo stesso dato ce l’ho già gratis?

    Molto di quello che vendono gli strumenti a pagamento è già in Search Console o in Analytics, con il vantaggio che lì i numeri sono reali e non stimati.

  4. 04

    Cosa succede ai dati se disdico?

    Alcuni strumenti conservano storici che non si esportano. È una domanda da fare prima, non quando si decide di cambiare.

  5. 05

    Quanto costa in un anno, non al mese?

    Centoventi euro al mese sono 1.440 all’anno. Confrontati con il budget pubblicitario o con le ore di lavoro che comprerebbero, molti abbonamenti si ridimensionano da soli.

Domande frequenti

Domande frequenti sugli strumenti di marketing digitale

Quattro, e sono tutti gratuiti: Google Search Console per sapere per quali ricerche compari, Google Analytics 4 per capire cosa fanno le persone sul sito, il Profilo dell’attività su Google per le ricerche locali e PageSpeed Insights per la velocità. Prima di valutare qualsiasi abbonamento conviene verificare che questi siano attivi e configurati.

Da zero a qualche centinaio di euro al mese. I dati e la misura sono gratuiti. Gli strumenti SEO professionali come Ahrefs o SEMrush stanno fra 100 e 200 euro al mese ciascuno. Email e CRM partono da piani gratuiti e crescono con il numero di contatti. Le piattaforme pubblicitarie sono gratuite: si paga il budget.

Fanno quasi le stesse cose e la differenza è di abitudine più che di qualità: Ahrefs è considerato più forte sui link in entrata, SEMrush copre meglio la parte pubblicitaria. Per il mercato italiano SEOZoom dà stime più aderenti sulle ricerche in italiano e costa meno. Per un’azienda che non ha una persona dedicata, nessuno dei tre è necessario.

Non per iniziare. Search Console, Google Trends e il Keyword Planner coprono le domande di base e sono gratuiti. Gli strumenti a pagamento servono quando si lavora su molte pagine, si sorvegliano i concorrenti e si deve decidere ogni settimana dove investire: cioè quando c’è qualcuno che li apre davvero.

Non esiste ancora uno strumento standard. Il controllo più utile è gratuito: chiedere direttamente ai motori generativi chi sono i migliori fornitori del tuo settore e vedere se compari. Dal lato tecnico contano i dati strutturati, che si verificano con il Rich Results Test di Google, e la presenza di contenuti che rispondono a domande precise.

Per molte PMI sì, almeno nel primo anno. La parte gratuita copre misura, ricerca di base, pubblicazione sui social, email fino a qualche migliaio di contatti e analisi del comportamento con Clarity. Quello che non si compra con nessun abbonamento è il tempo di qualcuno che guardi i dati e decida.

Search Console racconta cosa succede prima del clic: per quali ricerche compari, in che posizione, quante persone cliccano. Analytics racconta cosa succede dopo: quali pagine guardano, quanto restano, quante compilano un modulo. Servono entrambi e vanno collegati fra loro.

No, ma cambiano cosa si paga. ChatGPT e Claude producono bozze, riassunti e prime versioni in pochi secondi: il valore si sposta sulla strategia, sulla verifica dei fatti e sulle decisioni. Un testo generato e pubblicato senza rilettura si riconosce, e sui dati di settore questi modelli sbagliano spesso.

Quali strumenti hai già, e quali usi davvero

Nell’analisi gratuita guardiamo anche questo: cosa è installato, cosa è configurato male e quali abbonamenti stai pagando senza aprirli. Spesso la prima economia si fa qui.