I migliori strumenti di marketing digitale
Gli strumenti di marketing digitale servono a quattro cose: capire cosa cercano le persone, pubblicare, comprare visibilità e misurare i risultati. Per la maggior parte delle PMI i primi quattro sono gratuiti, e vanno usati bene prima di comprare qualsiasi abbonamento.
Lo stack minimo: quattro strumenti gratuiti
La domanda che ci fanno è quasi sempre «quale software devo comprare». La risposta onesta è che per la maggior parte delle aziende italiane i quattro strumenti più utili sono gratuiti, e nella metà dei casi che vediamo non sono nemmeno installati correttamente.
Prima di valutare un abbonamento da qualche centinaio di euro al mese, vale la pena verificare che questi quattro siano attivi, collegati fra loro e letti da qualcuno.
Google Search Console
Mostra per quali ricerche compari, in che posizione e quante persone cliccano. È l’unico strumento che riporta dati reali di Google, non stime. Segnala anche gli errori che impediscono l’indicizzazione. Gratuito, e senza di esso il lavoro SEO è cieco.
Google Analytics 4
Dice quante persone arrivano sul sito, da dove, cosa fanno e quante compiono l’azione che ti interessa. Va configurato: senza eventi impostati misura le visite ma non i risultati, ed è l’errore più comune che troviamo.
Profilo dell’attività su Google
La scheda che compare nelle mappe e nelle ricerche locali. Per un’azienda con un’insegna vale più di molte ore di SEO: è quello che le persone vedono per primo quando cercano un fornitore vicino.
PageSpeed Insights
Misura la velocità reale delle pagine e i Core Web Vitals, gli indicatori che Google usa per valutare l’esperienza. Gratuito, e indica esattamente cosa rallenta la pagina.
Gli strumenti per categoria, con quanto costano
I prezzi sono indicativi e cambiano spesso: servono a dare l’ordine di grandezza, non a fare un preventivo. L’ultima colonna è la più utile: dice se ha senso per un’azienda che fa marketing da sola, senza un reparto dedicato.
| Categoria | Strumenti | A cosa serve | Costo indicativo | Serve a una PMI? |
|---|---|---|---|---|
| Dati e misura | Search Console, Analytics 4, Tag Manager, Looker Studio | Sapere da dove arriva il traffico e cosa produce richieste | Gratuiti | Sì, sono il punto di partenza |
| Ricerca parole chiave | Keyword Planner, Google Trends, Ahrefs, SEMrush, SEOZoom | Scoprire cosa cercano le persone e quanto è difficile posizionarsi | Gratuiti i primi due; 100–200 €/mese i professionali | I gratuiti sì; i professionali solo se ci lavora qualcuno tutti i giorni |
| Analisi tecnica | Screaming Frog, PageSpeed Insights, Lighthouse | Trovare errori che bloccano l’indicizzazione e rallentano il sito | Gratuiti o poche centinaia di euro l’anno | Di solito no: è lavoro da fornitore |
| Pubblicità | Google Ads, Meta Business Manager, Merchant Center, LinkedIn Campaign Manager | Comprare visibilità e gestire le campagne | Piattaforme gratuite, si paga il budget | Sì, se c’è budget da investire |
| Email e CRM | Brevo, Mailchimp, ActiveCampaign, Klaviyo, HubSpot | Coltivare i contatti e far tornare i clienti | Da gratuito a 300+ €/mese secondo i contatti | Sì: è il canale con il ritorno più alto per euro speso |
| Contenuti e social | Canva, Meta Business Suite, Buffer, CapCut | Produrre e programmare quello che si pubblica | Da gratuito a 30–60 €/mese | Sì, nella versione gratuita si fa quasi tutto |
| Comportamento utenti | Microsoft Clarity, Hotjar | Vedere dove le persone si fermano e cosa non cliccano | Clarity gratuito; Hotjar da ~40 €/mese | Sì: Clarity è gratis e dice più di molte riunioni |
| AI e automazioni | ChatGPT, Claude, n8n, Make, Zapier | Automatizzare lavoro ripetitivo e collegare i sistemi | Da 20 €/mese a qualche centinaio | Dipende: utile dove c’è volume, inutile su pochi contatti |
Strumenti per farsi trovare su Google
Servono a tre cose distinte: capire cosa cercano le persone, controllare come sta il sito dal punto di vista tecnico, sorvegliare i concorrenti. Pochi strumenti fanno bene tutte e tre.
Search Console
Dati reali di Google: ricerche, posizioni, clic, errori di indicizzazione. Gratuito e insostituibile. Va collegato ad Analytics per vedere cosa succede dopo il clic.
Ahrefs e SEMrush
Volumi di ricerca, difficoltà delle parole chiave, link in entrata, cosa posizionano i concorrenti. Sono i due standard professionali. Costano circa 100–200 euro al mese ciascuno: valgono se qualcuno li usa davvero.
SEOZoom
Pensato sul mercato italiano: stime di traffico e analisi dei concorrenti più accurate sulle ricerche in italiano rispetto agli strumenti internazionali. Costa meno dei due precedenti.
Screaming Frog
Scansiona tutto il sito come farebbe Google e trova pagine duplicate, redirect a catena, titoli mancanti, immagini pesanti. È uno strumento da tecnici, non da imprenditori.
Google Trends
Gratuito. Dice se un argomento sta crescendo o calando e come cambia nell’anno: utile per decidere quando pubblicare e su cosa puntare, non per stimare volumi precisi.
Surfer SEO
Confronta una pagina con quelle già posizionate e suggerisce cosa manca. Aiuta chi scrive, ma va usato con giudizio: seguirlo alla lettera produce testi per gli algoritmi e non per le persone.
Gli strumenti che due anni fa non esistevano
Una parte crescente delle persone non cerca più su Google: chiede a ChatGPT, Perplexity o Gemini. Questo apre due domande nuove — cosa dicono di te questi motori, e come usare l’AI per lavorare meglio — e gli strumenti per rispondere sono diversi da quelli SEO.
Chiedere ai motori generativi
Il controllo più semplice e più trascurato: aprire ChatGPT, Perplexity e Gemini e chiedere «chi sono i migliori fornitori di X nella mia zona». Se non compari, sai da dove partire. È gratis e richiede dieci minuti.
ChatGPT e Claude
Utili per bozze, riassunti, prime versioni di testi e analisi di documenti. Non per pubblicare senza rilettura: producono testo plausibile anche quando sbagliano, e sui dati di settore sbagliano spesso.
n8n, Make e Zapier
Collegano fra loro sistemi che non si parlano: modulo del sito, CRM, gestionale, notifiche. È qui che l’AI diventa utile davvero, perché smette di essere una chat e diventa un pezzo di processo.
Dati strutturati
Non è uno strumento ma un formato: descrivere in modo leggibile alle macchine chi sei, dove sei e cosa offri. È quello che i motori generativi leggono quando devono citare qualcuno. Si verifica gratis con il Rich Results Test di Google.
Strumenti per la pubblicità online
Le piattaforme sono gratuite: si paga il budget. Quello che cambia il risultato non è lo strumento ma quanto bene è impostato il tracciamento delle conversioni, perché è da quello che gli algoritmi imparano.
Google Ads
Ricerca, display, video e Shopping in un’unica piattaforma. Per il B2B la parte che conta è la rete di ricerca: intercetta chi ha già deciso di comprare e sta scegliendo il fornitore.
Keyword Planner
Dentro Google Ads, gratuito. Dà volumi di ricerca e stime di costo per clic. I volumi sono raggruppati in fasce: utile per capire gli ordini di grandezza, non per numeri precisi.
Meta Business Manager
Gestisce le campagne su Facebook e Instagram, i pubblici e il pixel. Funziona bene per far conoscere un marchio; nel B2B raramente chiude una vendita da solo.
Merchant Center
Il catalogo prodotti che alimenta Google Shopping. Per un e-commerce è il canale con il ritorno più diretto, e la qualità del feed conta più del budget.
LinkedIn Campaign Manager
L’unica piattaforma dove si può scegliere il pubblico per ruolo aziendale e dimensione dell’azienda. Costa molto per clic: ha senso dove il valore di un cliente è alto.
Microsoft Clarity
Gratuito. Registra le sessioni e mostra le mappe di calore: dove le persone cliccano, dove si fermano, dove abbandonano il modulo. Spiega perché una campagna non converte meglio di qualsiasi report.
Strumenti per coltivare i contatti e pubblicare
La lista contatti è il patrimonio digitale più trascurato: sono persone che ti conoscono già. Gli strumenti qui costano poco e rendono più di quasi tutto il resto.
Brevo e Mailchimp
Invio di newsletter, moduli di iscrizione, automazioni di base. Entrambi hanno un piano gratuito che basta per iniziare: sotto qualche migliaio di contatti non serve altro.
ActiveCampaign
Più avanzato sulle automazioni: sequenze diverse in base a cosa fa la persona. Ha senso quando la lista è grande e i percorsi d’acquisto sono diversi fra loro.
Klaviyo
Pensato per l’e-commerce: carrelli abbandonati, riacquisto, segmentazione sugli ordini. Si integra nativamente con Shopify ed è l’impostazione predefinita di chi vende online.
HubSpot
CRM con una versione gratuita seria: schede contatto, storico delle email, note dei commerciali. Utile appena ci sono più persone che parlano con gli stessi clienti.
Canva
Grafica per social, presentazioni e documenti senza bisogno di un grafico. Non sostituisce l’identità visiva, ma permette di pubblicare con costanza mantenendo un minimo di coerenza.
Meta Business Suite
Gratuito: programma i post su Facebook e Instagram, risponde ai messaggi da un solo posto, mostra i dati dei contenuti. Per la maggior parte delle aziende non serve altro.
Quali strumenti usiamo noi
Non è una classifica: è quello che apriamo ogni giorno. Lo scriviamo perché chiedere a un fornitore con cosa lavora è legittimo, e la risposta dice molto.
Per la SEO
Search Console, Ahrefs, SEMrush, SEOZoom, Screaming Frog, Surfer SEO. Ognuno copre una parte: nessuno da solo basta.
Per i dati
Analytics 4, Tag Manager, Looker Studio per i report, Microsoft Clarity per capire il comportamento sulle pagine.
Per la pubblicità
Google Ads con Merchant Center, Meta Business Manager, LinkedIn Campaign Manager. Siamo Google Partner.
Per lo sviluppo
WordPress ed Elementor Pro, Shopify, WooCommerce, Magento, GitHub per il versionamento, PageSpeed per le prestazioni.
Per l’AI
GPT-4o e Claude per gli agenti, n8n, Make e Zapier per le automazioni, Odoo e HubSpot lato gestionale e CRM.
Per i contenuti
Canva e la suite Adobe per la grafica, Meta Business Suite per la programmazione, Klaviyo e Brevo per le email.
Tre errori nella scelta degli strumenti
- 01
Comprare prima di misurare
Si sottoscrive un abbonamento professionale mentre Analytics non ha un solo evento configurato. Lo strumento costoso dà dati raffinati su un traffico che non si sa da dove arriva né cosa produce.
- 02
Confondere lo strumento con il lavoro
Avere SEMrush non è fare SEO, come avere un tornio non è saper tornire. Lo strumento mostra i dati: la decisione su cosa farne resta a una persona, e quella è la parte che costa.
- 03
Accumulare abbonamenti che nessuno apre
Nelle analisi che facciamo troviamo quasi sempre due o tre servizi attivi da mesi che nessuno consulta. Sommati fanno cifre che coprirebbero metà del budget pubblicitario.
Cinque domande prima di attivare un abbonamento
Valgono per qualsiasi software di marketing. Se anche una sola risposta è «non lo so», conviene aspettare.
- 01
Quale decisione mi aiuta a prendere?
Uno strumento serve a decidere qualcosa: su cosa scrivere, dove spostare budget, cosa sistemare. Se non c’è una decisione collegata, produce solo grafici.
- 02
Chi lo aprirà, e quando?
Nome e cognome, e una frequenza. «Lo guardiamo quando serve» significa mai. Senza una persona e un ritmo, l’abbonamento è una spesa fissa senza contropartita.
- 03
Lo stesso dato ce l’ho già gratis?
Molto di quello che vendono gli strumenti a pagamento è già in Search Console o in Analytics, con il vantaggio che lì i numeri sono reali e non stimati.
- 04
Cosa succede ai dati se disdico?
Alcuni strumenti conservano storici che non si esportano. È una domanda da fare prima, non quando si decide di cambiare.
- 05
Quanto costa in un anno, non al mese?
Centoventi euro al mese sono 1.440 all’anno. Confrontati con il budget pubblicitario o con le ore di lavoro che comprerebbero, molti abbonamenti si ridimensionano da soli.
Domande frequenti sugli strumenti di marketing digitale
Quattro, e sono tutti gratuiti: Google Search Console per sapere per quali ricerche compari, Google Analytics 4 per capire cosa fanno le persone sul sito, il Profilo dell’attività su Google per le ricerche locali e PageSpeed Insights per la velocità. Prima di valutare qualsiasi abbonamento conviene verificare che questi siano attivi e configurati.
Da zero a qualche centinaio di euro al mese. I dati e la misura sono gratuiti. Gli strumenti SEO professionali come Ahrefs o SEMrush stanno fra 100 e 200 euro al mese ciascuno. Email e CRM partono da piani gratuiti e crescono con il numero di contatti. Le piattaforme pubblicitarie sono gratuite: si paga il budget.
Fanno quasi le stesse cose e la differenza è di abitudine più che di qualità: Ahrefs è considerato più forte sui link in entrata, SEMrush copre meglio la parte pubblicitaria. Per il mercato italiano SEOZoom dà stime più aderenti sulle ricerche in italiano e costa meno. Per un’azienda che non ha una persona dedicata, nessuno dei tre è necessario.
Non per iniziare. Search Console, Google Trends e il Keyword Planner coprono le domande di base e sono gratuiti. Gli strumenti a pagamento servono quando si lavora su molte pagine, si sorvegliano i concorrenti e si deve decidere ogni settimana dove investire: cioè quando c’è qualcuno che li apre davvero.
Non esiste ancora uno strumento standard. Il controllo più utile è gratuito: chiedere direttamente ai motori generativi chi sono i migliori fornitori del tuo settore e vedere se compari. Dal lato tecnico contano i dati strutturati, che si verificano con il Rich Results Test di Google, e la presenza di contenuti che rispondono a domande precise.
Per molte PMI sì, almeno nel primo anno. La parte gratuita copre misura, ricerca di base, pubblicazione sui social, email fino a qualche migliaio di contatti e analisi del comportamento con Clarity. Quello che non si compra con nessun abbonamento è il tempo di qualcuno che guardi i dati e decida.
Search Console racconta cosa succede prima del clic: per quali ricerche compari, in che posizione, quante persone cliccano. Analytics racconta cosa succede dopo: quali pagine guardano, quanto restano, quante compilano un modulo. Servono entrambi e vanno collegati fra loro.
No, ma cambiano cosa si paga. ChatGPT e Claude producono bozze, riassunti e prime versioni in pochi secondi: il valore si sposta sulla strategia, sulla verifica dei fatti e sulle decisioni. Un testo generato e pubblicato senza rilettura si riconosce, e sui dati di settore questi modelli sbagliano spesso.
Dove si usano questi strumenti
Quali strumenti hai già, e quali usi davvero
Nell’analisi gratuita guardiamo anche questo: cosa è installato, cosa è configurato male e quali abbonamenti stai pagando senza aprirli. Spesso la prima economia si fa qui.