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Guida SEO per chi guida il marketing

Non serve saper fare la SEO per governarla: serve sapere quali domande porre, quali numeri chiedere e come riconoscere un lavoro fatto bene. Questa guida è scritta per chi deve difendere un budget, valutare un fornitore o coordinare chi ci lavora, non per chi deve mettere le mani sul codice.

4
le leve su cui si gioca tutto il lavoro SEO
6–12
i mesi su cui si valuta un investimento organico
13
anni al fianco di chi decide il budget, dal 2013
Il quadro

Le quattro leve, e a cosa servono davvero

Tutto quello che chiunque ti proporrà sotto il nome di SEO rientra in una di queste quattro leve. Saperlo ti permette di leggere qualsiasi documento e di capire subito cosa non c’è dentro.

Tecnica

Che il sito sia leggibile dai motori e veloce. Non produce risultati da sola, ma se manca blocca tutto il resto. Si fa una volta bene e poi si presidia.

Struttura e parole

Decidere quali ricerche presidiare e con quale pagina. È la leva strategica: qui si decide se il traffico che arriva è composto da possibili clienti o da curiosi.

Contenuti

Scrivere quelle pagine meglio di chi è già posizionato. È la voce di spesa più continuativa e quella su cui si vede di più la differenza fra fornitori.

Autorevolezza

Essere citati da fonti che contano nel tuo settore. È la leva più lenta e la più rischiosa se affidata a chi promette scorciatoie a basso prezzo.

Una quinta leva, dal 2024 in avanti. Una parte crescente delle ricerche finisce dentro assistenti e motori conversazionali, che costruiscono una risposta invece di mostrare una lista. Farsi citare lì richiede contenuti strutturati, verificabili e ricchi di dati: è lo stesso lavoro fatto meglio, non un lavoro diverso. Se un piano che ti arriva oggi non ne parla, è un piano del 2020.
La misura

I numeri da chiedere, e quelli da ignorare

Metà delle discussioni sulla SEO nascono dal guardare i numeri sbagliati. Questa è la lista corta, in ordine di importanza per chi deve rendere conto di un budget.

NumeroCosa ti diceDove si legge
Richieste da ricerca organicaL’unico numero che conta davvero: quante persone arrivano da Google e ti scrivonoAnalytics, con l’evento di conversione attivo
Clic su ricerche non di marcaQuanto cresci su chi non ti conosceva. Se cresce solo la marca, non stai guadagnando mercatoSearch Console, filtrando il nome dell’azienda
Impression sulle parole obiettivoIl primo segnale di movimento, mesi prima dei clicSearch Console, confronto fra periodi
Pagine che portano trafficoSe cresce solo il blog e non le pagine commerciali, il traffico non si trasformerà in richiesteSearch Console, per pagina
Posizione media sulle parole che contanoUtile come tendenza, non come singolo valoreSearch Console, non dal proprio browser
Costo per richiesta organicaSpesa mensile diviso richieste da organico: dovrebbe scendere mese dopo meseUn conto tuo, da fare ogni trimestre
Da ignorare. Il «punteggio SEO» degli strumenti automatici, il numero totale di parole chiave posizionate, il traffico stimato da strumenti esterni e le posizioni viste dal proprio computer. Sono numeri che salgono senza che succeda nulla di utile, e per questo sono i preferiti dei rapporti mensili che non dicono niente.
Il budget

Come si difende un budget SEO in riunione

La SEO ha un problema di racconto: costa subito e rende dopo. Questi sei passaggi trasformano una richiesta di fiducia in un ragionamento che regge davanti a una direzione.

  1. 01

    Parti dal valore di un cliente

    Quanto fattura in media un cliente nuovo, e quanto margine lascia. Senza questo numero ogni discussione sul budget è un confronto fra opinioni.

  2. 02

    Risali a quante richieste servono

    Se chiudi una trattativa su quattro e ti servono cinque clienti al mese, ti servono venti richieste. È il ponte fra l’obiettivo commerciale e il lavoro di marketing.

  3. 03

    Confronta il costo per richiesta fra i canali

    Quanto ti costa oggi una richiesta da pubblicità a pagamento? Quella cifra è il metro con cui si giudica l’investimento organico, e quasi sempre gioca a favore della SEO nel medio periodo.

  4. 04

    Presenta l’organico come un bene, non come una spesa

    Una pagina posizionata continua a portare traffico anche nei mesi in cui non ci lavori. La pubblicità si spegne il giorno in cui smetti di pagarla: la differenza va detta esplicitamente.

  5. 05

    Dichiara i tempi prima, non dopo

    Sei-dodici mesi per risultati leggibili, con segnali intermedi al terzo e al quarto. Chi lo dice prima difende il progetto; chi lo dice al sesto mese lo perde.

  6. 06

    Porta i segnali intermedi ogni mese

    Impression sulle parole obiettivo, pagine pubblicate, posizioni in movimento. Servono a tenere viva la fiducia nella finestra in cui le richieste non sono ancora arrivate.

Il piano

Come si imposta un piano SEO che regge

Sei passaggi, nell’ordine in cui vanno fatti. È anche la griglia con cui puoi controllare se un fornitore sta lavorando o sta riempiendo ore.

  1. 01

    Sistemare la misura

    Search Console e Analytics intestati all’azienda, evento di conversione su ogni modulo e su ogni chiamata, separazione fra marca e non marca. Senza questo, a sei mesi non saprete dire se ha funzionato.

  2. 02

    Scegliere le ricerche da presidiare

    Poche, con volume reale e con chiara intenzione commerciale, distribuite per fase d’acquisto. È la decisione che vale di più, e va presa insieme al commerciale, non solo al marketing.

  3. 03

    Assegnare una pagina a ciascun gruppo

    Una pagina per intenzione: due pagine sullo stesso argomento si tolgono forza a vicenda. Qui si scopre quasi sempre che mancano pagine e che alcune vanno unite.

  4. 04

    Togliere gli ostacoli tecnici

    Indicizzazione, velocità, versione mobile, duplicazioni, dati strutturati. Non è la parte che porta traffico, è la parte senza la quale il traffico non arriva.

  5. 05

    Produrre con una cadenza sostenibile

    Meglio due contenuti buoni al mese per un anno che dieci in un trimestre e poi il silenzio. La costanza vale più della quantità, e va messa nel budget di conseguenza.

  6. 06

    Rivedere ogni trimestre

    Cosa si è mosso, cosa no, cosa cambiamo. Con la disponibilità a fermare quello che non funziona: è il segnale che distingue un piano da una promessa.

Il confronto

SEO e pubblicità a pagamento: non è una scelta

La domanda «meglio SEO o Google Ads» è posta male: rispondono a bisogni diversi nello stesso momento. Quasi tutti i progetti sensati usano entrambe, con pesi che cambiano nel tempo.

Ricerca organicaPubblicità a pagamento
Primi risultati3–6 mesiGiorni
Cosa succede se smettiIl traffico resta e cala lentamenteSi azzera il giorno stesso
Costo nel tempoScende: il costo per contatto migliora mese dopo meseStabile o in crescita, con l’aumentare della concorrenza
Controllo sul messaggioIndiretto: decide il motoreTotale: scegli testo, pubblico e momento
A cosa serve meglioCostruire un canale stabile e credibileValidare in fretta, coprire picchi e lanci
Rischio principaleInvestire mesi sulle parole sbagliateDipendere dal budget per sempre

L’uso più intelligente è farle parlare fra loro: la pubblicità dice in tre settimane quali ricerche portano richieste che si chiudono, e quelle diventano la lista delle pagine da costruire per la ricerca organica. È il modo più rapido che conosciamo per non sbagliare le parole su cui investire un anno.

L’organizzazione

Chi fa cosa, dentro e fuori

La maggior parte dei progetti SEO non fallisce per incompetenza tecnica: fallisce perché nessuno in azienda ha il tempo o il mandato per far succedere le cose.

Serve un referente interno

Una persona che risponda, approvi e sblocchi. Anche part-time, ma con mandato. Senza, ogni contenuto resta fermo due settimane in attesa di un via libera.

Serve accesso a chi conosce il prodotto

Nessuna agenzia sa il tuo mestiere meglio dei tuoi tecnici e dei tuoi commerciali. Un’ora al mese con loro vale più di dieci ore di ricerca su internet.

Serve poter modificare il sito

Se ogni intervento passa da un fornitore esterno con tempi lunghi, il lavoro si blocca. Va chiarito prima chi mette le mani sul sito e in quanto tempo.

Serve allineamento con il commerciale

Sono loro che sanno quali richieste si chiudono e quali fanno perdere tempo. Senza quel ritorno si ottimizza sul numero di contatti invece che sulla qualità.

Serve una cadenza fissa

Un incontro mensile di mezz’ora, sempre lo stesso giorno. I progetti che si perdono sono quelli senza un appuntamento in calendario.

Serve che gli account siano tuoi

Search Console, Analytics, dominio, profilo Google. Intestati all’azienda, con te amministratore. È la differenza fra cambiare fornitore in una settimana o in sei mesi.

Gli errori

Sei errori di governo, non di esecuzione

Chiedere il traffico invece delle richieste

Un obiettivo espresso in visite si raggiunge facilmente con contenuti che non portano clienti. Chiedi richieste, e il lavoro si orienta da solo.

Valutare a tre mesi

È la finestra in cui i costi si sono già visti e i risultati no. Se il progetto viene fermato lì, si è pagato tutto senza incassare nulla.

Rifare il sito a metà progetto

Una migrazione fatta senza il coinvolgimento di chi segue la SEO può azzerare anni di posizionamento. Va pianificata insieme, sempre.

Dividere SEO e conversione

Portare traffico su pagine che non convertono produce rapporti in crescita e nessun cliente in più. Sono due facce dello stesso lavoro.

Accettare rapporti senza commento

Un cruscotto pieno di grafici non è un rapporto. Pretendi una lettura scritta: cosa è successo, perché, cosa facciamo adesso.

Non dire mai di no

Ogni richiesta «già che ci siamo» toglie ore alle attività che producono risultati. Il piano vale solo se qualcuno lo difende dalle urgenze.

Domande

Le domande che ci fanno più spesso

Tre cose, e sono sufficienti. Quali sono le quattro leve, così capisci cosa manca in una proposta. Quali numeri contano davvero — richieste da organico e clic su ricerche non di marca — così non ti fai raccontare storie con i numeri sbagliati. E quali sono i tempi realistici, così sai quando preoccuparti. Il resto è mestiere di chi esegue.

Con il costo per richiesta a confronto fra i canali. Se una richiesta da pubblicità a pagamento ti costa cento euro e ne servono venti al mese, sono duemila euro al mese per sempre. Un investimento organico equivalente costa di più nei primi mesi e poi scende, e lascia pagine che continuano a portare traffico anche quando non ci lavori. Il confronto va fatto su ventiquattro mesi, non su tre.

La combinazione che funziona meglio è quasi sempre mista: una persona interna che conosce prodotto e clienti e tiene il filo, una struttura esterna che porta competenze specialistiche e ore. Internalizzare tutto richiede almeno una persona a tempo pieno con aggiornamento continuo; affidare tutto fuori senza un referente interno produce progetti che si arenano sulle approvazioni.

Se dopo sei mesi le impression sulle parole obiettivo sono ferme ai livelli di partenza e nessuno sa spiegare perché. L’assenza di clic al sesto mese può essere normale; l’assenza di qualsiasi movimento nelle impression no: significa che il lavoro non sta arrivando dove doveva. Prima di fermare, però, verifica che non siano mancati materiali o approvazioni dalla tua parte.

Serve, ma non è la priorità iniziale. Prima vanno costruite bene le pagine che rispondono alle ricerche commerciali: sono quelle che generano richieste. Il blog intercetta chi è ancora in fase di studio e costruisce autorevolezza nel tempo. Se il traffico cresce solo sul blog e non sulle pagine commerciali, il lavoro non sta producendo quello che serve.

Coinvolgendo chi segue la SEO dal primo giorno, non alla vigilia del lancio. Servono la mappa degli indirizzi vecchi e nuovi con i reindirizzamenti, il mantenimento dei contenuti che già portano traffico, e un controllo nei giorni successivi alla messa online. Una migrazione fatta bene può non perdere nulla; una fatta male azzera anni di lavoro in un pomeriggio.

Cambiano cosa si misura e come si scrive. Una parte delle ricerche si risolve dentro l’assistente senza un clic verso il sito: il traffico può restare fermo mentre la presenza cresce. Per questo oggi si affianca ai numeri classici il monitoraggio delle citazioni dentro i sistemi conversazionali, e si scrive in modo più strutturato e verificabile. La struttura del piano resta la stessa.

Non esiste una percentuale valida per tutti. La domanda utile è un’altra: quanta parte del tuo fatturato vuoi che dipenda da un canale che si spegne quando smetti di pagare? Chi ha zero traffico organico ha un rischio concentrato. In pratica molte aziende partono destinando all’organico una quota minore rispetto alla pubblicità, e la aumentano man mano che il canale dimostra di reggere.

Quattro cose: l’elenco di quello che è stato fatto, i numeri che contano a confronto con il periodo precedente, una spiegazione scritta di cosa si è mosso e cosa no, e le prossime tre azioni con una data. Se al posto di questo arriva solo un collegamento a un cruscotto automatico, stai pagando uno strumento, non un servizio.

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Un confronto sul tuo piano, senza vendere nulla

Mezz’ora al telefono. Guardiamo i tuoi numeri, il piano che hai in mano o la proposta che stai valutando, e ti diciamo cosa chiederemmo di chiarire prima di firmare. Anche se poi lavorerai con qualcun altro. Rispondiamo entro 4 ore lavorative.

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