Tempo di lettura stimato: 6 minuti
La RAI affida all’intelligenza artificiale la realizzazione dello spot per Sanremo Giovani 2026. Il risultato ha diviso pubblico e professionisti: da una parte coloro che apprezzano il visual e l’idea originale, dall’altra coloro che criticano gli errori tecnici e la sensazione di finto ed artificiale.
Per promuovere la stagione 2026 del concorso Sanremo Giovani, la RAI ha intrapreso una scelta audace: affidarsi ad uno spot realizzato interamente con intelligenza artificiale generativa.
Da qui nasce uno spot che trasforma i volti noti di Carlo Conti e Gianluca Gazzoli in figure “regali” all’interno di un contesto fantasy-medievale.
Il risultato ha diviso pubblico e professionisti: da una parte coloro che apprezzano il visual e l’idea originale, dall’altra coloro che criticano gli errori tecnici e la sensazione di finto ed artificiale.
Ne deriva, di conseguenza, una domanda rispetto a quale sarà il futuro della creatività.
In questo articolo
Cos’è successo nello spot promosso da RAI?
Per promuovere Sanremo Giovani 2026 la RAI sceglie di utilizzare uno spot realizzato interamente con intelligenza artificiale generativa.
Uno spot breve, della durata di pochi secondi, che vede Carlo Conti nel ruolo di “Re”, mentre conferisce a Gianluca Gazzoli l’incarico di condurre la selezione dei nuovi talenti.
Lo spot si svolge in un contesto fantasy-medievale, in particolare, all’interno di un castello reale… che di reale ha però poco. Ogni elemento dello spot, dall’ambientazione, ai costumi, ai personaggi, agli effetti: tutto è artificiale.
@techy_ita Seguici! 👉🏻 @techy_ita La RAI ha pubblicato la nuova pubblicità di Sanremo Giovani… ed è puro AI slop 🥲 Lo spot, realizzato con l’intelligenza artificiale ha scatenato subito diverse critiche sui social. Dura 15 secondi e mostra Carlo Conti e Gianluca Gazzoli come re e cavaliere in un castello medievale. Gli utenti contestano la scelta dell’AI invece di usare costumi veri e una location reale, sottolineando errori evidenti: la spada di Conti che cambia posizione tra le mani, quella di Gazzoli che sparisce, e persone sullo sfondo che scompaiono e riappaiono. E tu cosa ne pensi? #tech #AI #sanremo #spot
♬ original sound – techy
Cosa ne pensa il pubblico?
Lo spot di Sanremo Giovani 2026, come spesso accade in questi casi, è diventato virale sui social, scatenando critiche e aprendo il dibattito su AI, creatività e comunicazione.
Su X (ex Twitter) si possono leggere trend ironici: «Trova gli errori dell’AI» in particolare è diventato un gioco comune tra gli utenti in piattaforma.
Nuovo giochino: “trova gli errori fatti dall’AI nel promo di Sanremo Giovani 2025”.#raislop #sanremogiovani pic.twitter.com/vmqz1CmJOS
— Alberto Carlo Macchi (@albertocmacchi) November 6, 2025
Quali sono gli errori dell’AI?
A prescindere dalla resa visiva complessiva dello spot, si possono notare alcuni errori generati dall’AI.
- Le mani cambiano posizione tra un’inquadratura e l’altra
- Ci sono oggetti, come la spada del “cavaliere”, che compaiono e scompaiono
- Si possono notare incongruenze nello sfondo: figure che emergono e svaniscono senza motivo
- Il rendering dei volti e dei movimenti è artificioso e genera una sensazione di “cartone 3D” piuttosto che di persone reali
Nonostante l’impegno e la qualità visiva complessiva, lo spot dimostra quelli che sono i limiti dell’intelligenza artificiale, fornendo risultati finti e che nascondono una scelta di low-budget.
Alcuni parlano di “AI slop”: riferendosi alla scelta di sponsorizzare contenuti generati di fretta e senza un’adeguata cura ai dettagli, per risparmiare su cast, set e produzione, a discapito di emozione, autenticità e qualità.
Molti, invece, espongono le proprie critiche anche rispetto al punto di vista etico e professionale, sottolineando che, con mezzi e budget adeguati, sarebbe stato possibile realizzare lo spot con attori in carne ed ossa, valorizzando maestranze, regia e creatività.
Tra le critiche, non mancano però anche pareri positivi: una minoranza difende la scelta della RAI, apprezzando l’idea, l’audacia e il potenziale dell’uso dell’AI come linguaggio narrativo contemporaneo.
In questo caso, non viene messa in discussione la resa visiva, quanto il significato culturale e professionale di questo tipo di operazione.
Cosa rende lo spot interessante?
Anche se l’esito di questo spot viene considerato controverso, ci sono elementi che meritano attenzione:
- Velocità e costo contenuti: realizzare uno spot con AI richiede un budget molto inferiore rispetto a una produzione tradizionale con set, attori, costumi, registi. Questo abbassa la soglia d’accesso alla creatività.
- Potenziale creativo e sperimentale: l’uso dell’AI permette di avere libertà visiva e concettuale: castelli, ambientazioni fantasy, costumi d’epoca, senza ricorrere ad una produzione. Questo apre un campo d’azione interessante per brand e progetti in evoluzione.
- Velocità di iterazione e testing: modifiche, variazioni visive, cambi di concept sono più agili e rapidi. Ciò permette a team e agenzie di testare diverse versioni prima di decidere.
In sintesi: l’intelligenza artificiale offre strumenti potenti per sperimentare, ridurre costi e aumentare la flessibilità creativa.
Cosa possiamo imparare dallo spot RAI?
Sono gli stessi punti di forza a nascondere i rischi di quando l’intelligenza artificiale viene usata in modo “tout court”.
- Autenticità e credibilità a rischio
Gli errori, in questo caso mani che si muovono male, oggetti che spariscono, volti non realistici, rovinano l’effetto magico dello spot. Ne consegue che lo spettatore percepisce una distanza, un effetto “non reale”, che va a ledere empatia e engagement.
- Il pericolo dell’AI slop
Produrre con l’AI, come abbiamo analizzato, è utile ma quando viene fatto unicamente con il fine di risparmiare tempo e denaro può diventare generatore di contenuti “usa e getta”, privi di un’adeguata cura e senza identità. Se utilizzata nel modo sbagliato, l’AI potrebbe far sì che la creatività diventi un mero artificio grafico.
- Etica, trasparenza e fiducia
Nonostante sia intuibile la sua natura, lo spot non contiene alcuna etichetta che chiarisca che è generato da intelligenza artificiale. Nell’attuale momento storico la trasparenza sull’uso dell’intelligenza artificiale è sempre più richiesta e questa omissione può sembrare una forma di disonestà intellettuale.
Cosa significa il caso Sanremo Giovani 2026
Il caso Sanremo Giovani 2026 in analisi non è isolato, ma rappresenta una cartina di tornasole su come l’AI viene usata (e come andrebbe usata) in comunicazione.
Nel marketing, nella creatività o nella produzione video l’AI dovrebbe:
- Essere utilizzata come strumento, non come sostituto: la tecnologia può potenziare idee, velocizzare fasi e abbassare costi, ma necessita di una direzione creativa umana.
- Garantire un controllo qualità non negoziabile: prima di pubblicare un contenuto “AI-made”, è fondamentale un check tecnico e qualitativo, che dia approvazione di anatomia, movimento, continuità visiva.
- Garantire trasparenza e disclosure: dichiarare che il contenuto è generato da AI non solo è etico, ma costruisce fiducia con il pubblico, è necessario.
- Avere un approccio ibrido: mixare elementi reali e generativi può essere la soluzione migliore, unendo realismo, emozione e flessibilità.
- Sperimentare consapevolmente: l’AI andrebbe considerata come laboratorio, non come finale. Grazie a test, prototipi, iterazioni, ogni contenuto generato con AI può essere un ottimo punto di partenza, ma non di fine.
Conclusione
Lo spot RAI per Sanremo Giovani 2026 è, senza dubbio, un esperimento coraggioso, che segna un punto di svolta nella produzione di contenuti audiovisivi e che dimostra che l’intelligenza artificiale può essere usata anche in progetti di grande visibilità.
Lo spot è anche un promemoria: se usata senza cura, l’AI può trasformare la creatività in artificio, lo storytelling in mera estetica e le promesse in superficialità.
L’innovazione deve andare insieme a responsabilità, qualità e consapevolezza.
Se vuoi bilanciare tecnologia, creatività e strategia contatta gli Esperti Tready.





