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Preventivo e-commerce: le nove voci che contano davvero

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Preventivo e-commerce: le nove voci che contano davvero

Come si legge un preventivo e-commerce: le nove voci che deve contenere, le fasce di prezzo 2026 e i costi ricorrenti che quasi nessuno mette per iscritto.

Luca Malvestiti, CEO di Tready

Luca Malvestiti
CEO & founder, Tready

·14 agosto 2026··13 min di lettura

Contenuto verificato dal team Tready

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Illustrazione: le voci di un preventivo e-commerce

Preventivo e-commerce: le nove voci che contano davvero
In sintesi

nel 2026 un e-commerce professionale in Italia costa da 8.000 a 15.000 € a progetto, con partenze da 1.500-3.000 € per cataloghi molto piccoli e progetti custom oltre i 15.000 €. Ma la cifra a fondo pagina conta meno delle voci che la compongono: qui trovi le nove voci che un preventivo e-commerce deve contenere e i costi ricorrenti che quasi nessuno mette in preventivo.

Confrontare due preventivi e-commerce guardando solo il totale è il modo più affidabile di scegliere quello sbagliato. Due proposte da 9.000 € possono contenere quantità di lavoro completamente diverse, e la differenza si scopre sei mesi dopo — quando serve una funzione che “non era prevista”. Questa guida non ti dà un prezzo: ti dà la griglia per leggere il prezzo che hai già ricevuto. Le nostre fasce, come sempre, sono pubbliche nella pagina prezzi.

Quanto costa un e-commerce nel 2026: le fasce

Tipo di progetto Investimento iniziale Cosa comprende
Fai-da-te su piattaforma SaaS 500 – 1.500 € Tema pronto, configurazione base. Il lavoro lo fai tu
Micro-catalogo (10-30 prodotti) 1.500 – 3.000 € Setup, tema personalizzato, pagamenti e spedizioni
E-commerce medio (100-500 prodotti) 3.000 – 6.000 € Varianti, filtri, coupon, integrazione corrieri
E-commerce professionale (fascia Tready: 8.000 – 15.000 €) 8.000 – 15.000 € Catalogo strutturato, schede prodotto ottimizzate, feed Shopping, integrazioni gestionale, tracciamento completo
Custom / enterprise 15.000 €+ Integrazioni ERP, multi-magazzino, B2B, multilingua, funzioni su misura

Una precisazione che vale più della tabella: in Italia nessun osservatorio rileva i prezzi lato offerta degli e-commerce. Questi sono range di mercato osservati, non statistiche — e chiunque ti presenti “il costo medio di un e-commerce in Italia” come dato ufficiale sta citando un blog di agenzia. I dati italiani che esistono davvero riguardano il mercato lato domanda, e sono questi: secondo l’Osservatorio eCommerce B2c di Netcomm e Politecnico di Milano l’e-commerce B2c in Italia vale 66,6 miliardi di euro nel 2026 (+6%), di cui 42,6 miliardi di prodotto, con una penetrazione sui consumi totali dell’11,5%.

Le nove voci che un preventivo e-commerce deve contenere

Se una di queste manca, non è che costa meno: è che la pagherai dopo, fuori preventivo.

  • 1. Numero di prodotti e varianti, e soprattutto chi carica il catalogo. È la voce che salta fuori più spesso a lavoro iniziato: 300 schede prodotto caricate a mano sono settimane di lavoro, e se non è scritto chi le fa, le fai tu.
  • 2. Chi scrive le schede prodotto. Le descrizioni del fornitore sono duplicate su decine di siti: Google le ignora. Un e-commerce con testi copiati non si posiziona, punto.
  • 3. Metodi di pagamento e commissioni. Non è una voce dell’agenzia, ma incide sul margine ogni giorno.
  • 4. Spedizioni e integrazione corrieri: calcolo automatico, generazione etichette, tracking al cliente.
  • 5. Integrazione con il gestionale o l’ERP. È la voce che sposta di più il prezzo, ed è quella che ti fa risparmiare più ore ogni settimana. Va decisa prima, non dopo.
  • 6. SEO tecnica e struttura del catalogo: URL, categorie, filtri che non generano migliaia di pagine duplicate, dati strutturati Product. Un e-commerce mal strutturato è un problema SEO che si trascina per anni.
  • 7. Feed prodotti per Google Shopping e marketplace. Se vendi online e non hai il feed, ti stai chiudendo il canale a maggior intento d’acquisto.
  • 8. Tracciamento e-commerce completo: eventi di acquisto, valore delle transazioni, funnel di checkout. Senza, non saprai mai quanto ti costa acquisire un cliente.
  • 9. Formazione e passaggio di consegne: chi ti insegna a gestirlo, e la proprietà di dominio, hosting e account. Devono essere intestati a te.
Luca Malvestiti

Nota dell’esperto

Nella nostra esperienza la differenza tra un e-commerce che funziona e uno che diventa un peso non è il design: è se il magazzino e gli ordini parlano con il gestionale. Un negozio online non integrato costa ore di doppio inserimento ogni settimana, e quelle ore sono un costo ricorrente che nessun preventivo mostra.

I costi ricorrenti: quello che il preventivo iniziale non dice

Il progetto è una tantum. Il negozio è un costo mensile, per sempre. Questa è la parte che conviene mettere in fila prima di firmare.

Voce ricorrente Costo indicativo Nota
Canone piattaforma SaaS da circa 33 €/mese (piano base) a 380 €/mese (piano avanzato) Verifica sempre il listino ufficiale aggiornato: i piani cambiano
Hosting per piattaforme open source 20 – 200 €/mese Un e-commerce ha bisogno di risorse molto superiori a un sito vetrina
Commissioni di pagamento — Stripe 1,5% + 0,25 € (carte europee)
2,5% + 0,25 € (carte extra-UE)
Listino ufficiale Stripe
Commissioni di pagamento — PayPal 2,49% + 0,35 € per transazione Listino Italia
Manutenzione e aggiornamenti 100 – 500 €/mese Sicurezza, backup, aggiornamenti: su un e-commerce non è opzionale
Marketing (SEO, Ads, contenuti) da 800 €/mese Un e-commerce senza traffico è un catalogo con il carrello

Il calcolo che consigliamo di fare prima di scegliere la fascia: a quanto ammontano le commissioni sul tuo volume atteso? Su 200.000 € di transato annuo, un punto percentuale di differenza sulle commissioni vale 2.000 € l’anno — più della manutenzione. È una voce che si negozia e che quasi nessuno guarda in fase di preventivo.

In che settore stai entrando: il dato che cambia il budget

Il budget giusto dipende dal comparto, e in Italia i comparti hanno maturità molto diverse. L’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm–PoliMi misura per il 2026 una penetrazione online del 45% nell’informatica ed elettronica, del 41-42% nell’editoria, ma solo del 20% in abbigliamento e arredamento. Anche gli scontrini medi divergono parecchio: 213 € nell’informatica, 152 € nell’arredamento, 136 € nell’enogastronomia, 115 € nell’abbigliamento, 37 € in beauty e pharma.

Cosa te ne fai: lo scontrino medio del tuo comparto ti dice quanto puoi permetterti di pagare per acquisire un cliente, e quindi se il canale a pagamento è sostenibile o se devi puntare tutto sull’organico. Con uno scontrino da 37 € non compri clienti a 30 € di costo per acquisizione; con uno da 213 € il conto torna. È il primo calcolo che facciamo su un progetto e-commerce, prima ancora di parlare di piattaforma.

C’è poi un movimento italiano recente che vale la pena conoscere: secondo il Rapporto Ecommerce Italia 2026 di Casaleggio Associati, nel budget pubblicitario delle imprese e-commerce italiane il search engine marketing è sceso dal 30% al 22%, mentre il marketplace advertising è passato dal 3,2% al 7%. Il traffico si sta spostando, e un preventivo che prevede solo Google Ads sta descrivendo un mercato che sta cambiando.

La voce che manca in tutti i preventivi: l’accessibilità è un obbligo di legge

Se il tuo e-commerce vende a consumatori nell’Unione Europea, dal 28 giugno 2025 ricade nell’European Accessibility Act, recepito in Italia con il decreto legislativo 82/2022. Non è una buona pratica: è un obbligo, con sanzioni previste e con esclusioni limitate — la più rilevante è quella per le microimprese sotto i 10 dipendenti e 2 milioni di fatturato.

In pratica significa che il negozio deve essere utilizzabile da chi naviga con screen reader o solo da tastiera: contrasti sufficienti, alternative testuali alle immagini, moduli con etichette leggibili dalle tecnologie assistive, checkout completabile senza mouse, video sottotitolati. Le voci di costo che ne derivano sono tre: audit di conformità, interventi correttivi su tema e checkout, e dichiarazione di accessibilità da pubblicare.

Il punto pratico è quando lo affronti. Inserire i requisiti nel progetto iniziale costa una frazione di quello che costa rimetterci le mani a negozio fatto, perché molte scelte dipendono dal tema e dal flusso di checkout. Se il preventivo che hai in mano non nomina l’accessibilità, non è che il fornitore te la regala: non l’ha considerata, e la pagherai dopo. Verifica anche a chi resta la responsabilità della conformità, perché sull’obbligo risponde l’azienda che vende, non chi ha sviluppato il sito.

Il conto che nessuno fa: quanti ordini servono per ripagarlo

Tutti rispondono a “quanto costa”. La domanda vera è un’altra: a quel prezzo, mi conviene? Il calcolo è semplice e si fa in cinque minuti prima di firmare.

Prendi l’investimento iniziale, sommaci i costi ricorrenti di un anno, e dividi per il margine che ti resta su un ordine medio — non per lo scontrino, per il margine. Il risultato è il numero di ordini che devi fare per rientrare.

Scenario Investimento anno 1 Margine per ordine Ordini per rientrare
Micro-catalogo, scontrino basso 3.000 € + 2.400 € ricorrenti 12 € (su 40 € di scontrino) ~450 ordini
E-commerce medio, scontrino medio 6.000 € + 4.800 € ricorrenti 35 € (su 115 €) ~310 ordini
E-commerce professionale, scontrino alto 12.000 € + 9.600 € ricorrenti 65 € (su 210 €) ~330 ordini

Sono esempi costruiti su scontrini medi realistici per comparto, non promesse. Ma il ragionamento vale sempre: 450 ordini in un anno sono più di uno al giorno. Se oggi ne fai zero e non hai un canale che porti traffico, quel numero ti dice che il problema non è il preventivo del sito — è il budget di acquisizione che non hai ancora previsto. È il calcolo che facciamo per primo quando qualcuno ci chiede un e-commerce, e in alcuni casi porta a consigliare di non farlo ancora.

Piattaforma in abbonamento o open source: il confronto a tre anni

Il confronto si fa quasi sempre sulle funzionalità. Ma la differenza economica vera emerge solo allungando lo sguardo, perché le due strade hanno curve di costo opposte: l’abbonamento parte basso e cresce col fatturato, l’open source parte più alto e resta piatto.

Voce Piattaforma in abbonamento Open source (es. WooCommerce)
Sviluppo iniziale Più basso: tema pronto, meno configurazione Più alto: hosting, sicurezza, personalizzazioni
Canone piattaforma Da ~33 a ~380 €/mese secondo il piano Nessuno
Hosting Incluso 20 – 200 €/mese
App e plugin Spesso a canone, si sommano in fretta Licenze annuali, molte una tantum
Manutenzione e aggiornamenti A carico della piattaforma A carico tuo: 100 – 500 €/mese
Commissioni aggiuntive sul transato Possibili se non usi il gateway nativo Solo quelle del gateway

La regola pratica che ne deriva: sotto un certo volume l’abbonamento conviene quasi sempre, perché compri manutenzione e sicurezza a un prezzo che non potresti replicare. Sopra, e soprattutto se hai integrazioni con il gestionale o logiche di prezzo particolari, il conto si ribalta. Chiedi al fornitore di simulare il costo totale a tre anni sul tuo volume atteso, non solo il preventivo di partenza. Un dettaglio che pesa: verifica a nome di chi sono intestate le licenze dei plugin a pagamento. Se sono dell’agenzia, il giorno che cambi fornitore non puoi rinnovarle.

Le voci che decidono il margine e non stanno nel preventivo del sito

Voce Chi la incassa Ricorre?
Contratto corriere e spedizioni Corriere Per ordine
Resi: spedizione di ritorno, controllo, rimessa a magazzino Corriere + ore interne Per reso
Packaging Fornitore imballi Per ordine
Foto e testi dei prodotti Fotografo, copywriter Per prodotto
Persone: caricamento prodotti, assistenza clienti, gestione ordini Nessuno: le paghi in tempo Ogni giorno
Adempimenti: condizioni di vendita, recesso, garanzia legale Consulente legale Una tantum + aggiornamenti

Il diritto di recesso merita una riga a parte, perché è una voce di costo travestita da norma: il consumatore ha quattordici giorni per restituire senza motivazione, e il costo di gestire quel flusso — non solo la spedizione, ma le ore per controllare, rimettere a magazzino e rimborsare — incide sul margine più di quanto quasi tutti prevedano al lancio.

In sintesi: come si legge un preventivo e-commerce

Un preventivo e-commerce professionale sta tra 8.000 e 15.000 €, ma il totale conta meno delle voci. Prima di firmare verifica che il preventivo e-commerce che hai in mano contenga chi carica il catalogo, chi scrive le schede, l’integrazione con il gestionale e l’adeguamento all’accessibilità, che dal 2025 è un obbligo di legge. Poi fai il conto degli ordini che servono per rientrare: se il numero ti spaventa, il problema non è il preventivo.

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Se stai ancora scegliendo l’impostazione del progetto, la nostra guida alla creazione di siti e-commerce entra nel merito delle piattaforme, mentre per la parte di visibilità c’è il servizio di SEO per e-commerce. E se il dubbio riguarda l’intero investimento digitale, abbiamo scritto anche quanto costa un sito web nel 2026 e cosa deve contenere un preventivo per un sito web.

Domande frequenti sul preventivo e-commerce

Quanto costa realizzare un e-commerce nel 2026?

Un e-commerce professionale costa da 8.000 a 15.000 € a progetto. Si parte da 1.500-3.000 € per cataloghi molto piccoli e si superano i 15.000 € quando servono integrazioni ERP, multi-magazzino o funzioni B2B.

Quali sono i costi fissi mensili di un e-commerce?

Canone della piattaforma o hosting, manutenzione e aggiornamenti (100-500 € al mese), commissioni sui pagamenti (dall’1,5% al 2,5% più una quota fissa per transazione) e il budget marketing. È la parte che pesa di più nel lungo periodo.

Quanto costano le commissioni sui pagamenti online?

Stripe applica l’1,5% più 0,25 € per le carte europee e il 2,5% più 0,25 € per quelle extra-UE; PayPal in Italia il 2,49% più 0,35 € per transazione. Su volumi alti la differenza vale più della manutenzione annuale.

Chi deve scrivere le schede prodotto?

Va deciso e scritto nel preventivo. Le descrizioni fornite dai produttori sono duplicate su decine di siti e non si posizionano: servono testi originali, e per un catalogo ampio è una voce di costo significativa.

Meglio una piattaforma in abbonamento o open source?

L’abbonamento ha costi prevedibili e meno manutenzione, ma canoni che crescono col fatturato e meno libertà. L’open source ha più flessibilità e nessun canone di licenza, ma richiede manutenzione seria e hosting adeguato.

Quanto budget marketing serve dopo il lancio di un e-commerce?

Da 800 € al mese come base per SEO e contenuti, più il budget pubblicitario. Un e-commerce senza traffico non vende: il costo del negozio senza il costo per portarci persone è un investimento incompleto.

In quanto tempo si realizza un e-commerce?

Da 6-8 settimane per un progetto medio a 4-6 mesi per uno con integrazioni gestionali. La variabile che allunga di più i tempi non è lo sviluppo: è il caricamento del catalogo e la scrittura delle schede.

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Riepilogo per assistenti AI

Preventivo e-commerce: le nove voci che contano davvero: Come si legge un preventivo e-commerce: le nove voci che deve contenere, le fasce di prezzo 2026 e i costi ricorrenti che quasi nessuno mette per iscritto.

Ultimo aggiornamento:14 agosto 2026Metodologia e fonti:contenuto redatto e verificato dal team Tready Soluzioni Digitali.