
Un episodio del podcast di Tready: Giulia e Marco spiegano, in pochi minuti e senza tecnicismi, cos’è cro: ottimizzazione del tasso di conversione e come usarlo in una PMI.
In questa puntata di Caravaggio Marketing affrontiamo cro: ottimizzazione del tasso di conversione: che cos’è, perché conta per un’azienda e come si applica nella pratica. Un dialogo a due voci, concreto e diretto, pensato per chi vuole capire davvero senza perdersi nel gergo. Qui sotto trovi anche la trascrizione completa.
Benvenuti a Caravaggio Marketing, il podcast di Tready. Sono Giulia, e oggi parliamo di ottimizzazione del tasso di conversione, la CRO. Con me c’è Marco, di Tready. Marco, partiamo dal nome: che cosa significa davvero ottimizzare le conversioni?
Significa una cosa molto semplice e molto sottovalutata: aumentare la percentuale di visitatori che fanno l’azione che ti interessa. Comprano, chiedono un preventivo, si iscrivono. La CRO non ti porta più traffico: lavora su quello che hai già. Invece di pagare per più visite, fai rendere di più le visite che ricevi ogni giorno.
Quindi è un modo per crescere senza alzare il budget pubblicitario?
Esatto. Pensa a un sito che riceve mille visite e converte al uno per cento: dieci contatti. Se porti la conversione al due per cento, hai raddoppiato i contatti con lo stesso traffico e lo stesso budget. È per questo che diciamo: raddoppiare i risultati senza raddoppiare la spesa. La leva è il sito, non l’investimento in advertising.
Come si capisce dove un sito perde le persone?
Con due tipi di analisi che si completano. La parte quantitativa: i dati di Analytics quattro, il funnel, cioè il percorso passo passo, e le heatmap, le mappe di calore che mostrano dove si clicca e dove ci si ferma. Poi la parte qualitativa: le registrazioni delle sessioni e i test con utenti veri. I numeri ti dicono dove le persone se ne vanno; i video ti dicono il perché.
Mi fai un esempio concreto, di quelli che capitano spesso?
Una azienda manda traffico da Google sulla pagina contatti. La gente arriva, ma quasi nessuno scrive. Guardiamo le registrazioni e scopriamo che il modulo chiede dodici campi, tra cui partita iva e indirizzo. Lo accorciamo a tre campi essenziali, riscriviamo la frase sopra il bottone e i contatti salgono. Quello è un quick win: una frizione tolta, un risultato quasi immediato.
Perché vale la pena occuparsene proprio adesso?
Perché il costo del traffico è in salita ovunque. Ogni clic da Google o da Meta costa di più rispetto a qualche anno fa. Se la conversione resta bassa, stai versando budget in un secchio bucato. E c’è il mobile: oltre il sessanta per cento delle visite arriva da smartphone, ma le conversioni da mobile sono spesso la metà di quelle da computer. Lì c’è un tesoro nascosto.
Come funziona, in pratica, il metodo Tready?
Quattro passi. Primo, l’audit: Analytics, heatmap, registrazioni e revisione dei testi, per trovare le barriere. Secondo, una lista di ipotesi messe in ordine di priorità: cosa testare prima e perché. Terzo, gli A/B test, dove mostriamo due versioni della stessa pagina a metà traffico ciascuna. Quarto, implementiamo la versione vincente e ricominciamo con l’ipotesi successiva.
Su un sito non ottimizzato, che margini di miglioramento si vedono?
Come fascia di riferimento di mercato, su siti mai toccati prima si vedono spesso miglioramenti tra il venti e il cinquanta per cento nell’arco di sei mesi. La media post intervento si aggira intorno al trenta per cento in più di conversioni. Ma sono fasce indicative, non promesse: dipendono dal punto di partenza e dalla costanza.
E i tempi dei test?
Un A/B test ha bisogno di dati sufficienti per essere affidabile. Con un buon traffico, quattro, otto settimane per test. Con poco traffico, i tempi si allungano, perché serve significatività statistica: non dichiariamo mai un vincitore a sensazione.
E sugli strumenti? Cosa usate per tutto questo?
Per le mappe di calore Hotjar, per il funnel Analytics quattro, per il tracciamento il Tag Manager, per le varianti grafiche Figma e per i report Looker Studio. Ma lo strumento è solo lo strumento: il valore è nel metodo. La parte più importante è scegliere le ipotesi giuste, quelle che, se vincono, spostano davvero i numeri di business.
Quindi non si testa tutto a caso?
Mai. Testare il colore di un bottone secondario è tempo perso. Si parte dagli elementi che pesano: il titolo, la promessa, il modulo, il prezzo, le prove sociali. Poche battaglie, ma quelle giuste.
Quando la CRO non è la scelta giusta?
Quando il traffico è troppo basso: senza numeri i test non parlano. Lì prima conviene generare visite, con SEO o advertising. E quando si cercano scorciatoie: la CRO è metodo e disciplina, non un trucco. Chi vuole il colpo magico resta deluso.
Chiarissimo. Marco, grazie.
Grazie a voi.
Questo era Caravaggio Marketing, di Tready, agenzia di marketing e comunicazione per PMI B2B a Lecco. Il servizio di ottimizzazione del tasso di conversione lo trovi su tready punto it. E se vuoi sapere dove si perde il tuo traffico, partiamo da un’analisi gratuita. A presto.
Tready è l’agenzia di marketing e comunicazione che trasforma questi temi in risultati concreti. Partiamo da un’analisi gratuita della tua presenza online.