
Un episodio del podcast di Tready: Giulia e Marco spiegano, in pochi minuti e senza tecnicismi, cos’è email marketing per lead generation e come usarlo in una PMI.
In questa puntata di Caravaggio Marketing affrontiamo email marketing per lead generation: che cos’è, perché conta per un’azienda e come si applica nella pratica. Un dialogo a due voci, concreto e diretto, pensato per chi vuole capire davvero senza perdersi nel gergo. Qui sotto trovi anche la trascrizione completa.
Benvenuti a Caravaggio Marketing, il podcast di Tready. Sono Giulia, e oggi parliamo di email per la lead generation e il nurturing. Con me c’è Marco, di Tready. Marco, partiamo dalla parola nurturing: che cosa vuol dire?
Nurturing vuol dire coltivare. È la strategia che accompagna un contatto nel tempo: lo educa sul problema che il tuo prodotto risolve, costruisce fiducia e qualifica l’interesse, fino al momento in cui è pronto a comprare. Perché c’è un dato che cambia tutto: nel B2B la grande maggioranza dei lead, come fascia di riferimento intorno al novanta, novantacinque per cento, non è pronta all’acquisto al primo contatto.
Quindi vendere subito è quasi impossibile.
Esatto. E qui sta l’errore più comune: l’azienda genera contatti, magari spendendo in pubblicità, vede che non comprano subito e li abbandona. Ma quei contatti non sono persi: sono solo in anticipo. Il nurturing via email è la differenza tra un lead buttato via e un cliente che arriverà tra qualche mese.
Quali tipi di sequenza costruite?
Diverse, una per ogni fase. C’è la welcome series, la sequenza di benvenuto per i nuovi contatti, che è il momento di massimo interesse. C’è la sequenza di nurturing vera e propria: come riferimento, dalle cinque alle dodici email educative che portano il lead dal problema alla soluzione, ai punti di forza, alle prove, fino all’offerta. C’è il follow-up dopo il download di una guida. E c’è il re-engagement, per chi non apre da mesi.
Mi fai un esempio concreto?
Una PMI raccoglie cento iscritti da un webinar. Senza nurturing, restano un elenco di nomi. Con una sequenza automatica, ognuno riceve nelle settimane successive una serie di email che riprendono i temi del webinar, mostrano un caso simile al suo e propongono un confronto. Il sistema lavora ventiquattro ore su ventiquattro, anche mentre dormi.
E come capite chi è pronto a comprare?
Con il lead scoring. Assegniamo punti in base alle azioni: aperture, clic, pagine visitate sul sito. Quando un contatto supera una certa soglia, il sistema avvisa in automatico il commerciale. Così le vendite chiamano la persona giusta nel momento giusto, non a freddo.
Tutto questo si collega al gestionale aziendale?
Sì. Si integra con il CRM, tramite HubSpot, Klaviyo o Salesforce, oppure con strumenti come Zapier per i casi più semplici. Ogni avanzamento nel funnel aggiorna la scheda del contatto. Marketing e vendite vedono la stessa cosa.
Le persone non aprono tutte le email, però. Funziona comunque?
Come fascia tipica nel B2B, il tasso di apertura sta tra il venticinque e il trentacinque per cento. Non tutti apriranno ogni email, è normale. Ma nel tempo la sequenza raggiunge la maggioranza dei contatti. E chi non apre mai viene gestito dalla sequenza di re-engagement, prima di toglierlo dalla lista.
Qual è la differenza tra una sequenza di nurturing e una newsletter?
La newsletter è broadcast: va a tutta la lista, periodicamente, uguale per tutti. La sequenza di nurturing è personale: ogni lead riceve la serie giusta in base a come è entrato e a come si comporta. Sono complementari, ma fanno lavori diversi.
Come nasce, concretamente, una sequenza? Da dove partite?
Dal percorso del cliente. Capiamo da dove arriva il lead, cosa cerca, quali obiezioni ha e cosa lo fa decidere. Poi costruiamo la struttura: numero di email, frequenza, tema di ogni passo e i trigger di entrata e di uscita. Solo a quel punto scriviamo il copy e configuriamo le automazioni nella piattaforma. È un lavoro di regia, non di scrittura a caso.
Il copy è la parte che fa la differenza?
Tantissimo. Le email da modello, quelle finte automatiche che si sentono lontano un chilometro, vengono cestinate. Noi scriviamo copy che parla da persona a persona, che educa senza vendere a forza. E poi misuriamo: test A/B sull’oggetto, analisi dei numeri passo per passo. Ogni email che converte poco viene riscritta. È un sistema che si affina nel tempo.
Quando il nurturing non serve?
Quando vendi qualcosa di immediato, d’impulso, con un ciclo di acquisto di pochi minuti: lì la sequenza lunga è uno spreco. E quando non hai ancora un flusso di lead in entrata: prima va costruita l’acquisizione, poi si imposta il nurturing per non sprecarla.
Marco, grazie.
Grazie a voi.
Questo era Caravaggio Marketing, di Tready, agenzia di marketing e comunicazione per PMI B2B a Lecco. Il servizio di email per la lead generation lo trovi su tready punto it. E se i tuoi contatti si raffreddano senza diventare clienti, partiamo da un’analisi gratuita del tuo funnel. A presto.
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