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Copertina episodio CRO: Ottimizzazione del tasso di conversione — podcast Caravaggio Marketing by Tready
Caravaggio Marketing · Podcast

CRO: Ottimizzazione del tasso di conversione

Un episodio del podcast di Tready: Giulia e Marco spiegano, in pochi minuti e senza tecnicismi, cos’è cro: ottimizzazione del tasso di conversione e come usarlo in una PMI.

Ascolta l’episodio

~5 min
Durata
S08
Conversioni / CRO
2
Voci · Italiano

In breve

Di cosa parla questa puntata

In questa puntata di Caravaggio Marketing affrontiamo cro: ottimizzazione del tasso di conversione: che cos’è, perché conta per un’azienda e come si applica nella pratica. Un dialogo a due voci, concreto e diretto, pensato per chi vuole capire davvero senza perdersi nel gergo. Qui sotto trovi anche la trascrizione completa.

Trascrizione

La conversazione, parola per parola

G
Giulia Conduttrice

Benvenuti a Caravaggio Marketing, il podcast di Tready. Sono Giulia, e oggi parliamo di ottimizzazione del tasso di conversione, la CRO. Con me c’è Marco, di Tready. Marco, partiamo dal nome: che cosa significa davvero ottimizzare le conversioni?

M
Marco Esperto Tready

Significa una cosa molto semplice e molto sottovalutata: aumentare la percentuale di visitatori che fanno l’azione che ti interessa. Comprano, chiedono un preventivo, si iscrivono. La CRO non ti porta più traffico: lavora su quello che hai già. Invece di pagare per più visite, fai rendere di più le visite che ricevi ogni giorno.

G
Giulia Conduttrice

Quindi è un modo per crescere senza alzare il budget pubblicitario?

M
Marco Esperto Tready

Esatto. Pensa a un sito che riceve mille visite e converte al uno per cento: dieci contatti. Se porti la conversione al due per cento, hai raddoppiato i contatti con lo stesso traffico e lo stesso budget. È per questo che diciamo: raddoppiare i risultati senza raddoppiare la spesa. La leva è il sito, non l’investimento in advertising.

G
Giulia Conduttrice

Come si capisce dove un sito perde le persone?

M
Marco Esperto Tready

Con due tipi di analisi che si completano. La parte quantitativa: i dati di Analytics quattro, il funnel, cioè il percorso passo passo, e le heatmap, le mappe di calore che mostrano dove si clicca e dove ci si ferma. Poi la parte qualitativa: le registrazioni delle sessioni e i test con utenti veri. I numeri ti dicono dove le persone se ne vanno; i video ti dicono il perché.

G
Giulia Conduttrice

Mi fai un esempio concreto, di quelli che capitano spesso?

M
Marco Esperto Tready

Una azienda manda traffico da Google sulla pagina contatti. La gente arriva, ma quasi nessuno scrive. Guardiamo le registrazioni e scopriamo che il modulo chiede dodici campi, tra cui partita iva e indirizzo. Lo accorciamo a tre campi essenziali, riscriviamo la frase sopra il bottone e i contatti salgono. Quello è un quick win: una frizione tolta, un risultato quasi immediato.

G
Giulia Conduttrice

Perché vale la pena occuparsene proprio adesso?

M
Marco Esperto Tready

Perché il costo del traffico è in salita ovunque. Ogni clic da Google o da Meta costa di più rispetto a qualche anno fa. Se la conversione resta bassa, stai versando budget in un secchio bucato. E c’è il mobile: oltre il sessanta per cento delle visite arriva da smartphone, ma le conversioni da mobile sono spesso la metà di quelle da computer. Lì c’è un tesoro nascosto.

G
Giulia Conduttrice

Come funziona, in pratica, il metodo Tready?

M
Marco Esperto Tready

Quattro passi. Primo, l’audit: Analytics, heatmap, registrazioni e revisione dei testi, per trovare le barriere. Secondo, una lista di ipotesi messe in ordine di priorità: cosa testare prima e perché. Terzo, gli A/B test, dove mostriamo due versioni della stessa pagina a metà traffico ciascuna. Quarto, implementiamo la versione vincente e ricominciamo con l’ipotesi successiva.

G
Giulia Conduttrice

Su un sito non ottimizzato, che margini di miglioramento si vedono?

M
Marco Esperto Tready

Come fascia di riferimento di mercato, su siti mai toccati prima si vedono spesso miglioramenti tra il venti e il cinquanta per cento nell’arco di sei mesi. La media post intervento si aggira intorno al trenta per cento in più di conversioni. Ma sono fasce indicative, non promesse: dipendono dal punto di partenza e dalla costanza.

G
Giulia Conduttrice

E i tempi dei test?

M
Marco Esperto Tready

Un A/B test ha bisogno di dati sufficienti per essere affidabile. Con un buon traffico, quattro, otto settimane per test. Con poco traffico, i tempi si allungano, perché serve significatività statistica: non dichiariamo mai un vincitore a sensazione.

G
Giulia Conduttrice

E sugli strumenti? Cosa usate per tutto questo?

M
Marco Esperto Tready

Per le mappe di calore Hotjar, per il funnel Analytics quattro, per il tracciamento il Tag Manager, per le varianti grafiche Figma e per i report Looker Studio. Ma lo strumento è solo lo strumento: il valore è nel metodo. La parte più importante è scegliere le ipotesi giuste, quelle che, se vincono, spostano davvero i numeri di business.

G
Giulia Conduttrice

Quindi non si testa tutto a caso?

M
Marco Esperto Tready

Mai. Testare il colore di un bottone secondario è tempo perso. Si parte dagli elementi che pesano: il titolo, la promessa, il modulo, il prezzo, le prove sociali. Poche battaglie, ma quelle giuste.

G
Giulia Conduttrice

Quando la CRO non è la scelta giusta?

M
Marco Esperto Tready

Quando il traffico è troppo basso: senza numeri i test non parlano. Lì prima conviene generare visite, con SEO o advertising. E quando si cercano scorciatoie: la CRO è metodo e disciplina, non un trucco. Chi vuole il colpo magico resta deluso.

G
Giulia Conduttrice

Chiarissimo. Marco, grazie.

M
Marco Esperto Tready

Grazie a voi.

G
Giulia Conduttrice

Questo era Caravaggio Marketing, di Tready, agenzia di marketing e comunicazione per PMI B2B a Lecco. Il servizio di ottimizzazione del tasso di conversione lo trovi su tready punto it. E se vuoi sapere dove si perde il tuo traffico, partiamo da un’analisi gratuita. A presto.

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