
Un episodio del podcast di Tready: Giulia e Marco spiegano, in pochi minuti e senza tecnicismi, cos’è seo copywriting: scrivere per gli utenti, ottimizzare per google e come usarlo in una PMI.
In questa puntata di Caravaggio Marketing affrontiamo seo copywriting: scrivere per gli utenti, ottimizzare per google: che cos’è, perché conta per un’azienda e come si applica nella pratica. Un dialogo a due voci, concreto e diretto, pensato per chi vuole capire davvero senza perdersi nel gergo. Qui sotto trovi anche la trascrizione completa.
Benvenuti a Caravaggio Marketing, il podcast di Tready. Sono Giulia, e oggi parliamo di SEO copywriting. Con me c’è Marco, di Tready. Marco, qual è la differenza tra scrivere bene e scrivere per Google?
Il copywriting normale scrive per persuadere e convertire. Il SEO copywriting fa quello e in più ottimizza per il motore di ricerca: strategia di keyword, struttura dei titoli, intento di ricerca, tag e link interni. L’obiettivo doppio è posizionarsi e convertire, insieme, non una cosa o l’altra.
Quindi non basta infilare le parole chiave nel testo.
No, ed è l’errore classico. La keyword da sola non serve a niente. Bisogna capire l’intento di ricerca, cioè cosa vuole davvero sapere chi ha digitato quella parola, e poi strutturare il contenuto perché risponda in modo completo. Solo dopo si ottimizzano i tag perché Google capisca di cosa tratta la pagina.
Cosa scrivete, in concreto?
Diversi formati. Articoli e blog long-form per keyword informative e commerciali. Pagine servizio e categoria, quelle che devono posizionarsi sulle ricerche commerciali. Schede prodotto uniche, per evitare il contenuto duplicato. Landing page persuasive. Email e newsletter. E anche il microcopy, cioè i testi di interfaccia che guidano l’utente.
Facciamo un esempio concreto.
Pensa a un e-commerce con schede prodotto copiate dal fornitore: identiche a quelle di cento altri siti. Quel contenuto è povero, non si posiziona, non vende. Riscrivendo descrizioni uniche e ottimizzate, la pagina inizia a comparire su Google e a convertire chi cercava proprio quel prodotto. Stesso prodotto, risultato diverso.
Hai nominato prima l’intento di ricerca. Come lo studiate?
Con l’analisi della SERP. Guardiamo i contenuti che già si posizionano per capire quale formato, lunghezza e angolo Google preferisce per quella ricerca. Non copiamo: capiamo cosa si aspetta l’utente, e lo facciamo meglio.
Sento spesso parlare di E-E-A-T. Cos’è, in parole semplici?
Sono quattro qualità che Google premia: esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità. In pratica, il contenuto deve dimostrare che chi lo ha scritto sa davvero di cosa parla, con dati verificabili e fonti citate. Per i temi delicati conta ancora di più. Per questo scriviamo con sostanza reale, non con frasi vuote che riempiono lo spazio.
E le landing page? Lì conta più convertire che posizionarsi.
Vero, ma le due cose convivono. Una landing per la pubblicità deve persuadere e basta: gerarchia di messaggi, benefici chiari, una chiamata all’azione testata. Una landing pensata anche per la SEO aggiunge l’ottimizzazione per la ricerca. Decidiamo l’equilibrio in base all’obiettivo: traffico a pagamento, organico, o entrambi.
C’è anche il microcopy tra i vostri servizi. Sembra un dettaglio.
È un dettaglio che cambia l’esperienza. Sono i testi di interfaccia: messaggi di errore, notifiche, onboarding, i piccoli testi che guidano l’utente dentro il prodotto. Scritti bene riducono la frustrazione e l’abbandono. Sono poche parole, ma nei punti in cui l’utente decide se restare o andarsene.
Qual è il vostro metodo, passo per passo?
Quattro fasi. Brief e keyword research: obiettivo del contenuto, keyword primaria, secondarie e intento. Analisi SERP. Scrittura e ottimizzazione di titoli, meta, densità e link interni. Infine review interna e consegna, pronta da pubblicare su Google Doc o direttamente nel CMS.
Una domanda secca: usate l’AI?
Come supporto per la ricerca e l’ottimizzazione, sì. Ma il testo finale lo scrive e lo revisiona un copywriter specializzato. Google penalizza i contenuti generati interamente dall’AI senza valore editoriale aggiunto. Quindi la macchina aiuta, la persona firma.
Quanto vale, in termini di ritorno, un buon articolo?
Un articolo long-form, come fascia tra le millecinquecento e le tremila parole, ottimizzato su una keyword, porta traffico qualificato per anni a costo marginale decrescente. È uno degli investimenti col miglior ritorno nel content marketing.
E quanti articoli al mese servono?
Dipende dalla competitività del settore. In nicchie poco affollate, due, quattro articoli al mese fanno già la differenza. Nei mercati molto competitivi servono volumi maggiori e contenuti più approfonditi.
Quando il SEO copywriting non è la priorità?
Quando il sito ha problemi tecnici gravi: se Google fa fatica a leggerlo, anche il miglior testo rende poco. Lì si parte dalla SEO tecnica. E quando serve solo vendere subito con la pubblicità, senza un orizzonte organico.
Chiaro. Marco, grazie.
Grazie a voi.
Questo era Caravaggio Marketing, di Tready, agenzia di marketing e comunicazione per PMI B2B a Lecco. I servizi di SEO copywriting li trovi su tready punto it. E se vuoi testi che posizionano e convertono, partiamo da un’analisi gratuita. A presto.
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