
Un episodio del podcast di Tready: Giulia e Marco spiegano, in pochi minuti e senza tecnicismi, cos’è produzione video: il formato con il roi più alto e come usarlo in una PMI.
In questa puntata di Caravaggio Marketing affrontiamo produzione video: il formato con il roi più alto: che cos’è, perché conta per un’azienda e come si applica nella pratica. Un dialogo a due voci, concreto e diretto, pensato per chi vuole capire davvero senza perdersi nel gergo. Qui sotto trovi anche la trascrizione completa.
Benvenuti a Caravaggio Marketing, il podcast di Tready. Sono Giulia, e oggi parliamo di produzione video. Con me c’è Marco, di Tready. Marco, perché il video è diventato così centrale nel marketing?
Perché è il formato con il maggior coinvolgimento online. Su un social, su una landing page, dentro una email, un video fatto bene aumenta il tasso di conversione in modo netto. Le persone guardano un video anche quando non leggerebbero mai lo stesso contenuto scritto.
E quando parliamo di produzione video web, cosa includiamo?
Tutto il processo: dal concept alle riprese, dal montaggio alla distribuzione. In Tready la gestiamo internamente, dall’idea all’export finale. Questo conta, perché il video è fatto di mille dettagli e il passaggio di mano tra fornitori diversi è dove si perde qualità.
Che tipi di video producete?
Diversi formati per diversi obiettivi. Lo spot pubblicitario per Google, Meta e TikTok, con struttura aggancio, corpo e chiamata all’azione in quindici, trenta secondi. Il video aziendale, quello da homepage, per clienti, investitori e recruiting. I reel e i video brevi verticali per Instagram, TikTok e YouTube. I video prodotto. Le testimonianze dei clienti. E i video di eventi e conferenze.
Facciamo un esempio concreto per un e-commerce.
Prendi un negozio online che vende un prodotto un po’ tecnico. Senza video, il cliente non capisce bene come funziona e magari, dopo l’acquisto, lo rende. Con un buon video prodotto, demo o tutorial, vede l’oggetto in uso, si fida di più, e i resi calano. Il video qui lavora sia prima sia dopo la vendita.
Hai citato l’aggancio nei primi secondi. Quanto conta?
Tantissimo, soprattutto nello short-form. Se nei primi tre secondi non hai catturato l’attenzione, lo spettatore scorre via. Per questo nei reel curiamo l’apertura come fosse mezzo lavoro: editing dinamico, formato verticale, messaggio chiaro subito.
E il video aziendale classico, quello istituzionale, serve ancora?
Serve eccome, ma cambia il ruolo. È il biglietto da visita digitale: lo metti in homepage, lo mandi a un investitore, lo usi nel recruiting per far capire chi sei. Racconta cultura e valori. Non deve vendere subito, deve costruire fiducia. È un formato diverso dal reel, con un altro respiro.
Hai parlato anche di testimonianze. Perché funzionano così bene?
Perché è il cliente che parla, non il brand. Nella fase in cui una persona sta valutando se fidarsi, sentire qualcuno come lei raccontare la propria esperienza vale più di qualsiasi slogan. È il formato più convincente nella fase di considerazione, proprio perché non sei tu a lodarti.
Curiosità tecnica: usate anche il drone?
Sì, quando aggiunge valore. Una ripresa aerea di uno stabilimento, di un cantiere o di un evento dà respiro e scala. Ma vale la stessa regola di sempre: lo usiamo se serve al racconto, non per stupire e basta.
Come si svolge una produzione, passo per passo?
Quattro fasi. Pre-produzione: script, storyboard, sopralluoghi e organizzazione delle riprese. Riprese: una giornata con attrezzatura professionale, camera, audio e luci. Post-produzione: montaggio, color grading, musica e sottotitoli. Distribuzione: caricamento e ottimizzazione dei metadati per YouTube, Vimeo e social.
E i tempi medi?
Come fascia di riferimento, da pre-produzione a consegna, due, quattro settimane per un video standard. Poi dipende dalla complessità e dal numero di location.
Lavorate solo su tutto il ciclo, o anche solo sul montaggio?
Entrambe le cose. Gestiamo l’intera produzione, ma se un cliente ha già del materiale girato e gli serve solo il montaggio, lavoriamo anche su quello.
E la questione formati: uno solo o più versioni?
Più versioni, sempre. Orizzontale sedici noni per YouTube e web, verticale nove sedici per reel e TikTok, quadrato uno a uno per i feed. Lo stesso girato vive su più canali, ognuno nel formato giusto.
Quando, invece, conviene non fare un video?
Quando non c’è un messaggio chiaro da raccontare: girare per girare è soldi buttati. E quando il budget è minimo ma la pretesa è altissima: meglio un video più semplice ma curato, che un progetto ambizioso fatto male. Il video amatoriale che sembra amatoriale danneggia il brand.
Saggio. Marco, grazie.
Grazie a voi.
Questo era Caravaggio Marketing, di Tready, agenzia di marketing e comunicazione per PMI B2B a Lecco. I servizi di produzione video li trovi su tready punto it. E se hai un progetto video in mente, partiamo da un’analisi gratuita. A presto.
Tready è l’agenzia di marketing e comunicazione che trasforma questi temi in risultati concreti. Partiamo da un’analisi gratuita della tua presenza online.