
Un episodio del podcast di Tready: Giulia e Marco spiegano, in pochi minuti e senza tecnicismi, cos’è ai commerce e come usarlo in una PMI.
In questa puntata di Caravaggio Marketing affrontiamo ai commerce: che cos’è, perché conta per un’azienda e come si applica nella pratica. Un dialogo a due voci, concreto e diretto, pensato per chi vuole capire davvero senza perdersi nel gergo. Qui sotto trovi anche la trascrizione completa.
Benvenuti a Caravaggio Marketing, il podcast di Tready. Sono Giulia, e oggi parliamo di AI Commerce, cioè intelligenza artificiale applicata all’e-commerce. Con me c’è Marco, di Tready. Marco, in concreto, dove l’AI fa crescere il fatturato di un negozio online?
Nei punti che generano vendite. Il motore di raccomandazione prodotti, prima di tutto: pensa che Amazon attribuisce circa il trentacinque per cento delle sue vendite proprio alle raccomandazioni. Poi il pricing dinamico, che ottimizza i prezzi in base alla domanda e ai competitor. E la ricerca semantica, che capisce cosa cerca l’utente anche quando usa parole diverse dai tag del prodotto.
Partiamo dalle raccomandazioni. Il classico “chi ha comprato questo”.
Esatto, ma fatto bene. Il sistema analizza i comportamenti di acquisto e di navigazione e suggerisce prodotti davvero rilevanti. Come fascia di riferimento, un motore ben implementato aumenta il valore medio dell’ordine tra il dieci e il trenta per cento.
E la ricerca semantica cosa cambia?
Cambia tutto per chi ha tanti prodotti. Se uno scrive “scarpe rosse per matrimonio”, il motore capisce sinonimi, errori di battitura e descrizioni naturali, e tira fuori risultati pertinenti. Senza, l’utente non trova quello che vuole e se ne va.
Quali altre applicazioni ci sono?
Il bundle e l’upsell con AI, che propongono le combinazioni più probabili di acquisto insieme. La gestione del magazzino guidata dalla domanda, per avere meno rotture di stock e meno scorte ferme. E il recupero del carrello abbandonato: il sistema sceglie il momento giusto per il promemoria e personalizza il messaggio sui prodotti lasciati nel carrello.
Mi fai un esempio per una PMI?
Un e-commerce con molto traffico ma un valore medio dell’ordine basso. Il cross-sell e l’upsell con AI alzano lo scontrino senza dover comprare più visite. Oppure un negozio con oltre mille prodotti: lì la ricerca semantica risolve un problema che frena le vendite ogni giorno.
Perché ora?
Perché queste tecnologie, che fino a poco fa erano solo dei grandi marketplace, oggi si integrano negli store di una piccola e media impresa: Shopify, WooCommerce, Magento.
Come la integrate?
Quattro passi. Primo, audit dell’e-commerce: funnel, performance per categoria, tasso di conversione, per capire dove l’AI ha più impatto. Secondo, priorità sull’investimento con ritorno più alto: per molti store è motore di raccomandazione più recupero carrello. Terzo, integrazione sulla piattaforma, via app o sviluppo su misura. Quarto, test A/B fra esperienza con AI ed esperienza standard, e poi scaliamo solo ciò che ha un ritorno verificato.
Quali strumenti?
Le piattaforme Shopify, WooCommerce e Magento, modelli linguistici, motori di ricerca come Algolia e Analytics per i dati.
E sul pricing dinamico, non infastidisce i clienti?
La chiave è la trasparenza. Prezzi che cambiano in base alla domanda sono normali, li fanno tutti i retailer online. Prezzi diversi per ogni singolo utente, invece, vengono percepiti come discriminatori: quelli non li facciamo.
Quando l’AI Commerce non serve?
Quando hai meno di cento prodotti: lì la raccomandazione manuale può bastare. Il motore dà il massimo con cinquecento prodotti e più, e con abbastanza dati di comportamento. Sotto quella soglia, spesso, non vale l’investimento.
Quindi prima i volumi, poi l’AI.
Esatto. Sviluppo e-commerce e AI applicata in un unico team, con un principio: la attiviamo solo se porta valore misurabile.
E il recupero del carrello, che hai citato prima, vale davvero la pena?
Tantissimo, ed è spesso il primo intervento che consiglio. Una quota enorme di carrelli viene abbandonata in ogni e-commerce, è fisiologico. L’AI sceglie il momento giusto per il promemoria, non a caso, e personalizza il messaggio sui prodotti che la persona aveva lasciato. Recuperare anche una parte di quei carrelli è fatturato che altrimenti era già perso.
Quindi è quasi denaro lasciato sul tavolo.
Proprio così. E si misura benissimo: si vede in modo netto quanto fatturato è arrivato dai recuperi. È uno dei casi dove il ritorno è più trasparente.
Per chi parte da zero con l’AI, da dove conviene cominciare?
Dal motore di raccomandazione più il recupero carrello. Sono i due interventi con il ritorno più alto per la maggior parte degli store. Si parte da lì, si misura con un test A/B, e si allarga solo su ciò che funziona davvero. Niente grandi rivoluzioni al buio.
Chiarissimo. Marco, grazie.
Grazie a voi.
Questo era Caravaggio Marketing, di Tready, agenzia di marketing e comunicazione per PMI B2B a Lecco. Tutto sull’AI Commerce lo trovi su tready punto it. E se vuoi sapere dove l’AI può far crescere il tuo store, partiamo da un’analisi gratuita. A presto.
Tready è l’agenzia di marketing e comunicazione che trasforma questi temi in risultati concreti. Partiamo da un’analisi gratuita della tua presenza online.